“In piazza contro il golpe”, ha titolato questa mattina il Giornale. Una chiamata al popolo per sostenere l’offensiva di Berlusconi contro la magistratura. A partire da subito. Con un presidio voluto dal premier davanti al Palazzo di giustizia di Milano per oggi a mezzogiorno. Ma la manifestazione è un mezzo flop. All’appello hanno risposto circa 150 persone che, sventolando bandiere del Pdl, si sono raccolte attorno a un gazebo e hanno occupato parte della carreggiata, bloccando per mezzora il traffico. Sugli striscioni si legge “Giustizia non esiste là dove non vi è libertà”, “No alla repubblica giudiziaria”, e “Silvio devi resistere, resistere, resistere”. I manifestanti sono stati contestati da diversi passanti, che hanno urlato “vergognatevi, siete la rovina dell’Italia”, mentre alcuni rappresentanti del Popolo Viola sono arrivati davanti al tribunale con in mano cartelli contro il presidente del Consiglio, con le scritte “Basta impunità” e “Berlusconi fatti processare”. Tra i due gruppi contrapposti si sono schierate le forze dell’ordine ed è volato qualche insulto.

Dei dirigenti lombardi del Pdl, “compresi i ministri La Russa, Gelmini, Romani, Brambilla e il sottosegretario Santanchè”, la cui presenza è stata annunciata dal Giornale, sono arrivati solo il coordinatore del Pdl Lombardia Mario Mantovani e la Santanchè, che ha commentato: “Vi do una notizia, questo processo finirà in niente, non ci sono vittime dato che quelle presunte smentiscono di esserlo, e non c’è concussione perché non c’è un concusso. Questo è il palazzo dell’ingiustizia”. Presenti al sit in del Pdl anche la presidente della commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea, l’assessore lombardo alla Protezione civile Romano La Russa e Alberto Torregiani, responsabile del settore giustizia del Movimento per l’Italia e figlio di Pierluigi, il gioielliere milanese ucciso dai Pac di Cesare Battisti nel ’79.

La decisione annunciata dal Giornale di lanciare l’offensiva di piazza è arrivata all’improvviso. Berlusconi ha rotto gli indugi ed è tornato a chiamare la sua gente a raccolta contro un altro potere dello Stato: quella magistratura che lui vede sempre più eversiva. A far scendere la gente in piazza, il Cavaliere ci aveva già pensato due settimane fa, quando era arrivato l’annuncio di una grande manifestazione organizzata dal Pdl “per difendere il premier contro la giustizia politicizzata” che avrebbe dovuto tenersi nel capoluogo lombardo il 13 febbraio. Doveva prendervi parte pure Berlusconi. Ma i responsabili del partito avevano poi frenato e tutto era saltato. Anche Ignazio La Russa e Fabrizio Cicchitto erano poco convinti: in un momento così delicato meglio mosse più diplomatiche che la scelta dettata dall’ira di scagliarsi con una folla di militanti contro i magistrati che indagano sul caso Ruby.

Ma ora Berlusconi rilancia. E decide di seguire la via indicata dai “falchi” del Pdl. “Arrivati al punto in cui siamo e con una magistratura che sta tentando il golpe bianco non possiamo non coinvolgere la nostra gente”. Così la vede Cavaliere, secondo quanto riporta il Giornale. Una decisa sterzata quella del premier: il sit in di oggi è solo il primo passo, perché “contro questi pm non possiamo che affidarci a chi, con un voto democratico, ci ha chiesto di governare”. In attesa di una manifestazione nazionale, il prossimo evento è in programma già per domani: un appuntamento antimoralisti e “contro il neopuritanesimo ipocrita” organizzato al teatro Dal Verme di Milano da Giuliano Ferrara.

Anche il direttore del Foglio contribuirà quindi all’offensiva di piazza, dopo essere stato uno dei principali attori dell’offensiva mediatica di questi giorni. Suo l’intervento-comizio al Tg1 di ieri sera, che ha subito provocato una nota critica del comitato di redazione. Sua anche l’intervista al premier pubblicata oggi dal Foglio e da Libero. Un monologo intervallato da quattro domande, in cui Berlusconi si dice vittima di un “golpe giudiziario” e parla di “inchieste farsesche e degne della caccia spionistica alle ‘vite degli altri’ che si faceva nella Germania comunista”. E proprio Le vite degli altri è il titolo della pellicola premio Oscar che racconta la storia di un’ex spia della Stasi che vive rovistando nell’esistenza dei dissidenti. E che mercoledì scorso è stato mandato in onda su Rai Due, quasi a rendere i telespettatori consapevoli dei rischi che si correrebbero in un’Italia che il premier vede sempre più simile alla ex Ddr, a causa dell’ “avanguardia rivoluzionaria” dei giudici. Contro cui ora Berlusconi vuole scagliare il suo popolo, iniziando dalla protesta di oggi davanti al tribunale. Una scena che ricorda il finale del Caimano di Nanni Moretti, che, sempre mercoledì sera, la direzione di Rai Due ha impedito di trasmettere a Parla con me. Un finale che racconta di un presidente del Consiglio condannato che esce dal palazzo di giustizia tra gli applausi di un gruppo di sostenitori. Che poi prendono i magistrati a sassate e lanci di molotov. Mentre il Caimano si allontana in auto lasciandosi le fiamme alle spalle.

(l. f.)