Il 4 maggio 2010 i carabinieri di Roma scrivono al sindaco Alemanno: “In via Appia Nuova 803 è stato rilevato un insediamento abusivo composto da 25 persone di origine romena, 7 uomini, 10 donne, 8 bambini, e come rifugio la presenza di 8 baracche create con materiale ligneo e di fortuna. Alto è il rischio di incendio. Vi sono alcuni giovani pregiudicati. La situazione igienico sanitaria è pessima”. Il 13 maggio il Municipio IX chiede al sindaco di “voler provvedere all’assistenza alloggiativa per le famiglie e alla bonifica dell’insediamento con smaltimento dei materiali pesanti”. Sono nove mesi che il primo cittadino della capitale sa che in via Appia Nuova c’è una situazione a rischio. Ma in nove mesi – prima che l’altra notte quattro bambini rom perdessero la vita nell’incendio della loro baracca – ha solo risposto, il 10 maggio 2010, che “gli uffici interessati sono stati invitati ad effettuare gli opportuni accertamenti”. Sono state inutili anche le successive segnalazioni fatte dalla polizia municipale e, nuovamente, dalla presidente del Municipio Susy Fantino: quelle famiglie non sono mai state aiutate. “Non sono intervenuto perchè c’erano dei bambini”, la dichiarazione fatta l’altra notte da Alemanno, che poi ha addossato la colpa alla burocrazia, “che ha bloccato per mesi il nostro campo nomadi”.

E poi giù col pugno duro: “Vogliamo rompere tutti i vincoli, tutti i lacci e laccioli che ci hanno bloccato in questi anni e hanno rallentato la nostra azione – ha spiegato il sindaco – E vogliamo battere anche la culture del no, bisogna procedere immediatamente allo sgombero dei microcampi abusivi. Oggi a Roma ci sono ancora 2.200 persone (circa 300 gli insediamenti abusivi, ndr) che stanno in questi microcampi: devono essere sgomberati tutti con delle misure di emergenza”. Dopo un vertice col Prefetto Pecoraro e con l’assessore alle Politiche sociali Belviso, Alemanno ha annunciato di voler chiedere al governo altri 30 milioni di euro (rispetto ai 32 già ricevuti, 20 dei quali già spesi) e maggiori poteri per poter completare il suo piano nomadi.

Che sono quasi tre anni che non vede la luce: nessun amministratore vuole nel suo territorio insediamenti regolari e il sindaco di Ciampino, al quale Alemanno ha attribuito parte della colpa (“Se avessero detto sì questa tragedia non sarebbe avvenuta”) ha presentato ricorso al Tar contro il campo in costruzione in località La Barbuta. Ma il primo cittadino di Roma Capitale è andato anche oltre: vuole costruire delle tendopoli temporanee in cui riversare tutte quelle persone e a colore che si rifiuteranno, o che non si adegueranno alle nuove regole, verranno tolti e dati in affidamento i figli. Più di tutte le risposte politiche, valgono le parole di Famiglia Cristiana: “Alemanno annuncia che chiederà urlando al governo di assegnare poteri speciali al Prefetto per realizzare finalmente tutti gli insediamenti organizzati. Peccato che le urla del sindaco debbano arrivare dopo il pianto straziato di una madre”.

da il Fatto Quotidiano dell’8 febbraio 2011