La Bologna di centrosinistra oggi chiede ai suoi elettori di decidere chi sarà il prossimo candidato a sindaco. Una sfida che può dirla lunga sull’esito elettorale di primavera. Ma che darà una risposta immediata al Partito democratico, dirà se la scelta delle primarie è stata giusta o meno. Due i fattori di rischio per il segretario Pierluigi Bersani: i numeri e la scelta del nome. Se a votare andassero poche persone, sarebbe già un ko e una strategia da ridisegnare. Ma soprattutto se la scelta non dovesse cadere sul candidato che il partito sponsorizza, e cioè Virginio Merola, vorrebbe dire autogol, l’ennesima sconfitta in casa dopo quella di Milano. E la candidata cattolica, Amelia Frascaroli, almeno nei sondaggi, è data vicinissima a Merola. E molti voti potrebbe attrarli anche Benedetto Zacchiroli, indipendente al quale il Pd ha comunque aperto le porte.

I 50 seggi sparsi per la città si sono aperti alle 8 e si chiuderanno alle 22. Il partito ha impegnato 400 scrutatori e 40.000 euro di budget. Votano anche i non residenti, se sono studenti universitari fuori sede, e i cittadini extracomunitari. Il responso finale dei preiscritti (che non è comunque un dato indicativo) non è che sia entusiasmante. Anzi, si tratta di cifre da flop: 700 studenti, 17 stranieri.

Le primarie 2008 vinte da Flavio Delbono (sindaco per un anno, travolto da uno scandalo sessuale e un’accusa, pendente, di corruzione) portarono al voto 24920 persone. A Bologna il Pci aveva 100.000 iscritti negli anni Ottanta, 60.000 il Pds negli anni Novanta, 35.000 i Ds nel 2005. Questa volta, con sole 9500 tessere, il Pd con gli alleati Idv e Sinistra e Libertà, punta almeno ad imitare l’affluenza del 2008. Ma ciò che sembra più spegnere gli animi sono gli assetti che stanno dietro ai candidati. Le prime linee che appoggiano Benedetto Zacchiroli sono formate da Lucio Dalla e da Silvia Evangelisti, direttore artistico di Artefiera Bologna. Per Amelia Frascaroli si sono spesi Nichi Vendola e la moglie dell’ex premier Romano Prodi. Ma serviranno a qualcosa? Perché dietro a Virginio Merola si è attivato ufficialmente la direzione del Pd e un pezzo consistente dell’apparato. Con ex assessori cittadini, regionali, senatori, deputati e notabili di grido, come l’ex candidato Maurizio Cevenini. Uno dei grandi protettori di Virginio Merola è Pierluigi Stefanini, presidente di Unipol e architrave della rete finanziaria che tiene gli occhi sulla città. E tanto basta. L’unica cosa che potrebbe cambiare le carte in tavole sono le faide sotterranee, sempre più dure tra la dirigenza spaccata in più pezzi, che nel segreto dell’urna sposterebbe voti per la candidata Frascaroli. Ora bisognerà capire se Bologna, dopo lo scandalo Delbono, materializzerà la propria disillusione in un gesto eloquente. Comunque vada, l’affluenza alle primarie sarà il termometro di cosa potrà succedere alle prossime amministrative.

Merola è da qualche anno che sogna di fare il sindaco. Alle ultime primarie era candidato con Delbono e Maurizio Cevenini. Arrivò terzo. Questa volta spera di farcela:

La Bologna che vorrei? Senza periferie, senza zone A e zone B. E il rilancio deve partire dalla cultura, dall’università, il nostro fiore all’occhiello”. 55 anni, Merola è uomo di partito, ma anche uno che nel partito si è fatto strada dal basso, da iscritto e casellante alle autostrade, poi sindacalista e così via, fino all’assessorato con Sergio Cofferati. Una stagione da chiudere, certo, ma un’esperienza anche quella.

Amelia Frascaroli di anni ne ha 56. Sostenuta da Vendola, l’unico politico che in questa strana campagna elettorale ha fatto il pienone al cinema Nosadella, qualcosa come duemila persone, proviene dalla Caritas. E’ una donna di sinistra, da sempre.

Sposata con un neonatologo, ha cinque bambini in affido familiare, tre naturali e due nipotini. Educatrice nei nidi per otto anni, pedagogista comunale poi, appunto, dirigente della Caritas diocesana per ben diciotto. Il suo programma riguarda soprattutto l’emergenza casa, i servizi sociali, l’occupazione.

Infine l’outsider, Benedetto Zacchiroli, un ragazzo quadrato, da sempre impegnato tra sociale e politica, gay dichiaratosi in campagna elettorale. Il suo grande elettore è Lucio Dalla, ma spera nei giovani e, soprattutto, in quelli che guardano con simpatia al movimento dei rottamatori. 38 anni, è teologo, ha fatto il diacono ed era a un passo dal diventare sacerdote. Poi, all’improvviso, grazie a Cofferati che lo chiamava il suo ministro degli esteri, si buttò nella mischia politica. “Credo che Bologna meriti un sindaco giovane. Credo che la città debba tornare a essere quella in cui la gente di passaggio camminava sotto i portici e diceva, ecco vorrei venire a vivere qui”.

di Emiliano Liuzzi e Antonio Amorosi