A picchiare più duro è ancora una volta l’Economist, il prestigioso settimanale inglese di attualità politica, economica e finanziaria. Nell’articolo di approfondimento “Festa animale. Perché il Primo Ministro potrebbe ancora sopravvivere al suo ultimo sordido scandalo sessuale”, Silvio Berlusconi viene paragonato indirettamente al personaggio immaginario “Cetto La Qualunque”, un “uomo d’affari corrotto, volgare” che, scimmiottando il ben più nobile Martin Luther King, afferma: “I have no dreams…but I do like pilu (nel senso siciliano del termine).

Esterrefatto dalle “scene incredibilmente sordide come in nessuna tragedia e fatte di orge con più di 20 donne seminude equipaggiate con vestitini da sexy infermiere e poliziotte”, il settimanale inglese reputa il Rubygate “la minaccia più grande per Mr Berlusconi”. Dimissioni come soluzione? “Are you mad?”, traduce l’Economist, che aggiunge: “Ancora una volta (Berlusconi) sembra impegnato nel ribaltare le richieste di dimissioni che convincerebbero la maggior parte degli uomini politici a ritirarsi, magari in un monastero”.

“Questo è il settimo scandalo politico nel quale Mr Berlusconi è personalmente coinvolto. Ma come dimostrano i precedenti, il meccanismo che fa dimissionare i politici negli altri Paesi non funziona in Italia, o almeno non con Mr Berlusconi”. Difficile da credersi, ma, secondo il periodico inglese, “molti leader politici negli altri Paesi sono persuasi dai propri supporter a dimettersi prima che le accuse arrivino nei tribunali per il bene stesso del loro partito. Ma dal momento che la legge elettorale introdotta dal precedente governo Berlusconi nel 2005 rende i deputati italiani dipendenti dai loro leader per la loro rielezione, visto che decidono loro le liste, simili ribellioni sono praticamente impossibili. Questo soprattutto nel partito del premier (Pdl), dove molti dei parlamentari devono la loro carriera politica proprio a Mr Berlusconi”.

Dopodiché l’Economist analizza le prospettive future del governo, “adesso troppo debole per garantire le riforme fiscali indispensabili a mantenere il supporto politico della Lega Nord”. Ma finché c’è vita c’è speranza: “Sempre che (Bossi) non ritiri il suo supporto, l’unica strada percorribile per liberarsi del premier passa dai tribunali e questo è potenzialmente un sentiero minato dal quale Berlsuconi potrebbe scampare ancora”.

“Ci sono due grandi pericoli in questa situazione di totale incertezza – conclude il magazine – Uno è che il governo, che non è stato capace di fare molto negli ultimi due anni a causa dei continui problemi personali del suo leader, rimanga inerte per mesi e indifferente ai problemi economici dell’Italia. Il secondo, forse peggiore, ventilato da Berlusconi stesso questa settimana, è che lui cerchi un nuovo mandato per attentare all’indipendenza dei giudici con una votazione che potrebbe minacciare le fondamenta stesse di questo Paese con 150 anni di storia”.

In entrambi i casi, conclude l’Economist, “povera Italia”.