Il vecchio regime prova a resistere. Le milizie dell’ex presidente tunisino Ben Ali non ci stanno a perdere tutto. Temono l’epurazione dopo 23 anni di dominio incontrastato. Così in serata l’esercito agli ordini della nuova leadership dà l’assalto al palazzo presidenziale di Cartagine, un sobborgo di Tunisi, dove si sono asserragliati alcuni elementi della guardia presidenziale fedele a Ben Ali. Scoppia una vera e propria battaglia e diverse persone riescono a fuggire dal palazzo. Intanto la tv ‘Al Jazira’ annuncia che l’ex ministro dell’Interno, Rafik Hadi Kacem, è stato arrestato a Béja, sua città natale. Anche il fratello di Ben Ali, Kaies Ben Ali, secondo la tv di stato si trova ora in carcere, dopo che è stato fermato alla periferia di Tunisi assieme a quattro poliziotti che, cercando di coprire la sua fuga, hanno aperto il fuoco uccidendo quattro persone e ferendone altre 11.

Gli scontri tra l’esercito e le milizie dell’ex presidente vanno avanti da mezzogiorno. Alle 3 e mezzo del pomeriggio avenue Habib Bourguiba, la via principale di Tunisi, è già deserta. Davanti al ministero degli Interni arrivano due ambulanze. Escono alcuni uomini armati, iniziano a sparare. L’esercito risponde al fuoco. Si spara anche davanti alla sede del partito Democratico Progressista, giusto dietro la cattedrale cristiana. Il potere di oggi contro quello che rischia l’epurazione. Il regime prova a resistere alla cacciata e punta all’obiettivo più importante, il ministero degli Interni, da sempre luogo simbolo del potere tunisino, oggi più importante che mai perché è lì che è stato arrestato Alì Sertarì, capo della sicurezza nazionale di Ben Ali, accusato di aver organizzato la repressione contro dei civili nelle manifestazioni dei giorni scorsi. Poco prima delle 17 alcuni cecchini iniziano a sparare dai tetti degli edifici. Per un’ora in sottofondo ci sono solo i colpi delle armi automatiche. I carri armati iniziano a muoversi, gli elicotteri sorvolano minacciosi il cielo della capitale. L’esercito ricorre anche alle armi pesanti. Girare per le strade diventa quasi impossibile. Per raggiungere gli alberghi del centro bisogna correre radenti ai muri, attraversare avenue Habib Bourguiba con le mani alzate e sperare che nessuno spari.

Dopo un’ora tutto si calma: i colpi di arma da fuoco non si sentono più, il muezzin ricomincia a cantare. I militari dicono di aver arrestato 7 cecchini, di aver ucciso alcuni uomini armati davanti alla Banca centrale, di aver arrestato 3.000 poliziotti, ma il regime non vuole mollare. E in serata le milizie ancora fedeli a Ben Ali vengono attaccate a Cartagine, sede del palazzo presidenziale.

Nuove vittime – Difficile, quasi impossibile dire quante persone siano morte finora nella rivoluzione tunisina. Tra le vittime di oggi c’è sicuramente Imed Trabelsi, nipote della moglie dell’ex presidente Ben Ali e influente uomo d’affari, morto nell’ospedale militare di Tunisi in seguito a una ferita da arma da taglio riportata due giorni fa. Sarebbe invece spirato venerdì il consigliere e portavoce di Ben Ali, Abdelaziz Bin Dhiya. Lo ha annunciato la radio tunisina ‘Kalima’, spiegando che il suo cuore si sarebbe fermato dopo aver appreso dalla tv della fuga di Ben Ali dalla Tunisia. Sulle strade un gruppo di miliziani ha ucciso un giovane nel centro di Tunisi, mentre nel quartiere periferico di Kram due persone sono state uccise dalla polizia durante una sparatoria. E’ morto questa mattina anche il fotografo francese dell’agenzia Epa, Lucas Mebrouk Dolega, 32 anni, ferito venerdì dal lancio di una granata lacrimogena.

Domani il nuovo governo – A Tunisi e in diverse altre città del Paese gli abitanti cercano di organizzarsi in comitati di difesa per evitare i saccheggi. Il principale sindacato del paese, l’unico riconosciuto durante il regime, ha lanciato un appello dalla televisione nazionale per la formazione di comitati di sicurezza di quartiere. I saccheggi e le violenze, secondo diversi membri dell’opposizione, sarebbero opera di uomini legati a Ben Ali, che sperano così di gettare il Paese nell’anarchia. A questo proposito oggi si è avuta notizia dell’arresto di Kais Ben Ali, nipote dell’ex presidente, arrestato a Msaken, nel centro della Tunisia, mentre insieme ad una banda sparava all’impazzata nella città. Di certo oggi le autorità tunisine hanno spiccato un mandato d’arresto verso Ben Ali, ormai in esilio a Gedda. Intanto alcuni membri dell’opposizione hanno dichiarato che la composizione del nuovo governo tunisino verrà annunciata domani. Lo ha deciso il premier Mohammed Ghannouci al termine delle consultazioni con i partiti d’opposizione. Del nuovo governo di unità nazionale dovrebbero far parte tre leader dell’opposizione e anche alcuni ministri dell’amministrazione uscente, che saranno confermati.

di Stefano Vergine