Fuoco contro i manifestanti con un bollettino giornaliero che per ora si ferma a sei morte. Le proteste in Tunisia contro il carovita non si placano. La giornata ieri si è conclusa con 14 vittime di cui 8 a Tunisi, dove la scorsa notte gruppi di giovani hanno violato il coprifuoco stabilito dal governo. Gli scontri coinvolgono quasi tutte le città del Paese: a Sfax sono scese in piazza oltre 100mila persone, ad Hammmet è stato saccheggiato un supermercato della catena “Magazin General”, e sono stati chiusi bar e ristoranti. Mentre nei pressi di Tozeur, nella località di Degueche, tre ragazzi sono morti. A Gabes, nella parte centro occidentale del paese, si è svolta una violenta manifestazione in cui hanno perso la vita sei persone. Intanto il nuovo ministro dell’Interno, Ahmed Fria, ha confermato il coprifuoco per questa sera dalle 20 alle 5:30, che ha spinto Alitalia a posticipare i voli per l’Italia. Finora, secondo quanto riferito dal governo, sono 23 le vittime in tutto il paese, ma per le organizzazioni per i Diritti Umani tunisine, oltre 66.

Durante gli scontri di ieri notte sono morti anche un francese e una cittadina svizzera, entrambi con doppia nazionalità e di origine magrebina. Il primo, Hatem Bettahar, si trovava a Douz in vacanza. Professore di Informatica presso l’Universita’ della Tecnologia di Compiegne, nel dipartimento settentrionale dell’Oise, in Piccardia, aveva 38 anni e da circa dieci anni lavorava in Francia. La seconda vittima è invece una donna di origine magrebina sposata con uno svizzero di cui, però, non sono state diffuse le generalità. Centrata da un proiettile in gola, secondo quanto riferito dal fratello alla radio ‘Rsr’, aveva 67 anni e lavorava presso l’ospedale di Losanna. E’ stata colpita mentre stava seguendo le proteste dal balcone insieme ai parenti a Dar Shabaan, cittadina balneare nel nord-est.

L’uccisione dei due cittadini europei ha sollecitato la reazione della Francia che attraverso il primo ministro Francois Fillon ha manifestato profonda preoccupazione e puntualizzato che “non si può proseguire con questo uso sproporzionato della violenza”, riecheggiando la condanna espressa ieri dall’Unione Europea. A Tunisi, dove la polizia ha riaperto il fuoco e lanciato gas lacrimogeni per disperdere una manifestazione dei sindacati, sono stati uccisi due manifestanti e un giornalista francese ferito. Negozi, bar e ristoranti sono chiusi.

Mentre il paese assiste agli scontri, il parlamento si è riunito questa mattina per discutere della crisi che non accenna a placarsi. La seduta straordinaria è stata richiesta dal presidente Zin el-Abidin Ben Ali per decidere alcuni provvedimenti contro il carovita e creare una commissione per indagare su casi di corruzione che riguardano alcuni membri del governo. Il presidente ha nominato come suo consigliere il giornalista Osama Ramadani che all’inizio della rivolta si era dimesso dall’incarico di ministro delle Telecomunicazioni e ha deciso di licenziare Abdel Wahab Abdullah e Abdel Aziz, suoi fidati consiglieri. Diffidenti nei confronti delle dichiarazioni del presidente il sindacalista Masoud Ramadani e Bushra Bin Hamida, ex presidente dell’Associazione delle donne tunisine democratiche, che si interrogano sugli aumenti degli arresti e l’Unione regionale del lavoro di Tunisi ha deciso uno sciopero domani dalle 9 alle 11. I sindacalisti hanno dichiarato di volere proseguire le proteste anche nei prossimi giorni.