“Siamo stanchi di pagare toner, carta igienica per la scuola dei nostri figli”. Così, un gruppo di genitori di studenti dell’Istituto comprensivo di Bruino, piccolo centro alle porte di Torino, ha dato il via a una vera e propria class-action contro il governo, che dal 2006 non sblocca i fondi che servirebbero per gestire l’ordinaria amministrazione. Le famiglie hanno dovuto sopperire all’assenza dello Stato, aprire il portafoglio e versare alla scuola contributi volontari (il primo anno 25 euro, quest’anno cinquanta) per pagare carta, toner, sapone, ma anche le supplenze e le ore pomeridiane. Un’anomalia che sta diventando una prassi in molte realtà italiane. Tanto che l’esempio dei genitori di Bruino potrebbe essere presto seguito anche in altre parti d’Italia, da cui sono arrivate richieste di informazioni per fare altre class action. Scuole di Sanremo, Bologna, Taranto e Roma si sono attivate per sapere come ottenere i “residui attivi”, i fondi promessi alle scuole e accertati a bilancio con la certezza di riceverli. In tutto, più di un miliardo di euro.

L’azione si sviluppa in due fasi, come spiega l’avvocato Diogene Franzoso che segue la vicenda insieme alla Federazione dei lavoratori della conoscenza (Flc) della Cgil. La prima con l’invio di una diffida al ministero dell’Istruzione e a quello dell’Economia. “Chiediamo ai ministe­ri che ottemperino ai loro doveri e corrispondano la cifra che è stata a suo tem­po stanziata e mai erogata – afferma Franzoso-. Se entro 90 giorni non ci saranno risposte, scatterà il ricorso al Tribunale ammini­strativo regionale”.

Per ricorrere a questo strumento giuridico contro la pubblica amministrazione deveprevalere un “interesse giuridicamente rilevante”. E i genitori ritengono che ci siano tutte le condizioni. “Non viene rispettato l’articolo 34 della Costituzione che sancisce la gratuità dell’istruzione inferiore”, dicono: “Se il ministero avesse fatto il suo dovere e avesse erogato i fondi, il consiglio d’istituto non avrebbe richiesto ai genitori i contributi volontari”.

“Con i 20mila euro raccolti il primo anno – spiega il presidente del consiglio d’istituto Claudio Stacchino – abbiamo dovuto pagare 1.300 euro spesi per l’acquisto di sapone e carta igienica, 1.600 per risme di carta, 3.000 euro per cartucce e toner, 4.000 euro per mate­riale didattico vario…e tante altre spese che non sarebbero certo state di nostra competenza”.

“Se la situazione continua così, la qua­lità a cui abbiamo lavorato per anni si perderebbe”, dichiara il sindaco Pd di Bruino Andrea Appia­no, la cui giunta ha dovuto aumentare i finanziamenti per l’istruzione. I rischi sono gli aumenti dei costi delle mense ma soprattutto la mancanza di risorse per il sostegno agli alunni disa­bili. Per questo Appiano afferma che “da un anno abbiamo deciso di pro­muovere la nascita di un comitato”. È un tentativo di far fronte alla “la lenta privatizzazio­ne del sistema scolastico”, evidenzia il segretario torinese della Flc Igor Piotto, un processo che passa tramite “i tagli alle scuole pubbliche e gli aiuti alle private”.