A due giorni dal voto di sfiducia al governo Berlusconi, la partita è apertissima e la cosiddetta ‘compravendita’ va avanti senza sosta. Oggi, come riporta La Repubblica, si vedranno i tre deputati del Movimento di reponsabilità nazionale, Bruno Cesario, Massimo Calearo e l’ex Idv Domenico Scilipoti. Insieme prenderanno una decisione sul voto di martedì. Nessuno è orientato a sfduciare il governo. Il centrodestra punta ancora sul voto del valdostano Roberto Nicco. Arturo Iannaccone di Noi Sud lo ha incontrato e ha provato in tutti i modi a convincerlo a sostenere il governo. Al momento, i bookmaker di Montecitorio danno 311 voti certi per la fiducia e 313 per la sfiducia. La conta, però, promette di portare in tasca al Cavaliere altri voti. Esattamente quelli che gli permetteranno con molta probabilità di superare l’ostacolo del 14 dicembre.

Per Silvio Berlusconi, però, il problema non è rappresentato tanto dal 14 dicembre, quanto dal giorno successivo. Se in pubblico il Cavaliere continua a ripetere che le elezioni anticipate sono l’unica strada percorribile in mancanza di una solida fiducia in Parlamento, in realtà il premier punta a ‘resistere’ il più a lungo possibile per portare avanti il progetto di allargamento della maggioranza. Questa strategia di ‘resistenza’ può portarlo però in rotta di collisione con la Lega che insiste per il voto anticipato. Lega che non vede di buon occhio nemmeno l’ingresso dell’Udc nella maggioranza allargata. I cardinali hanno fatto molta pressione su Casini perché abbandoni l’alleanza con l”ateo Fini“. Il leader dell’Udc è al centro delle lusinghe di Berlusconi che il 14 è “convinto di avere la fiducia”. A quel punto tutto diventerà possibile, persino accettare quello che oggi sembra inaccettabile, il Berlusconi-bis. Insomma, il Cavaliere è convinto di poter aprire un tavolo di trattativa con i centristi, gli basta ottenere un solo voto in più alla Camera per “seppellire il Terzo polo”. Ma cosa ne pensano i leghisti? Ancora ieri dal Carroccio sono arrivati segnali di ostilità. Non a caso Umberto Bossi non sta rilasciando dichiarazioni, pronto ad avanzare le sue richieste se il 14 i numeri dovessero rivelarsi inconsistenti.

Che il gioco sia ancora aperto, nonostante solo pochi giorni fa il Cavaliere fosse dato per “morto”, lo dismotrano le fibrillazione dell’entourage del premier. Secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, quando Berlusconi evoca un governo di minoranza, come ha fatto tre giorni fa alludendo a Canada e Belgio, emerge tutta la consapevolezza che la situazione è ancora tutta da determinare e che per qualche mese potrebbe andare benissimo una maggioranza semplicemente numerica, risicata, fondata sulla strategia di astensioni e assenze.  Complici le vacanze natalizie e la voglia di deputati e senatori – dice Il Corriere – di rimanere incollati alla poltrona, una volta incassata la fiducia, la situazione potrebbe essere rafforzata e puntellata, per tornare a una maggioranza politica, con un rimpasto che a gennaio coinvolgerebbe 11 posti da distribuire (uno da ministro, due da vice e otto da sottosegretario) fra partiti neonati e nascituri, capaci magari di guadagnare altri smottamenti nelle file dell’Udc o dei finiani.