Caro Direttore

domenica 5 dicembre, su Libero, il Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti mi ha duramente attaccato. Dopo avermi intentato causa in sede civile per i miei interventi in cui citavo semplicemente i contenuti di un’inchiesta della procura di Reggio Calabria, Scopelliti ha parlato di me in un’intervista rilasciata al giornale diretto da Maurizio Belpietro.

Eccone qualche passo:

Stando a quello che il giornalista calabrese Lucio Musolino ha raccontato un paio di mesi fa da Michele Santoro, lei non sarebbe nemico ma compagno di merende dei boss.

“Per quelle dichiarazioni ho chiesto un risarcimento danni di un milione di euro. Sono tutte falsità che vanno inquadrate in una strategia che mira a stoppare l’azione innovatrice che stiamo portando avanti in Calabria. Io per le cosche rappresento un problema. Adesso chiedo che su questa vicenda sia fatta giustizia. Abbiamo trovato un marciume dappertutto, non solo nella sanità. La connivenza di alcuni politici locali con le cosche è vergognosa”.

Ma lei ha partecipato o no a questo pranzo con un capoclan?

“Non ho mai mangiato neanche un salatino con un mafioso in vita mia. Ho solo partecipato a un pranzo con 250 invitati organizzato da un imprenditore calabrese che festeggiava i suoi cinquant’anni di matrimonio. Io ero seduto a uno dei tanti tavoli con mia moglie e mia figlia. Non sapevo neanche che tra tutta quella gente ci fosse questo boss, l’ho scoperto solo a posteriori”.

Da Annozero?

No. Ma trovo strano che la Rai, e soprattutto un giornalista come Santoro che ha sempre fatto della lotta alla mafia il suo cavallo di battaglia, possa ospitare un giornalista che ha uno zio, fratello del padre, il quale risulta affiliato alla cosca Araniti, del locale di Gallico Catona Sambatello, più volte arrestato per armi, associazione mafiosa, sorvegliato speciale e addirittura evaso dal carcere. Stranamente accanto a Musolino c’era Angela Napoli”.

Sta dicendo che la deputata finiana è collusa con le cosche?

“No, ma mi sembra strano che proprio lei, che dice di sapere tutto della ‘ndrangheta, non sapesse che parentele abbia quel giornalista”.

Sentitomi offeso dalle parole del governatore Scopelliti, secondo il quale io sarei un giornalista quasi da evitare, nella stessa giornata ho scritto una lettera a Libero indirizzandola al direttore Belpietro e alla collega che aveva intervistato il governatore. Ho telefonato alla redazione milanese del quotidiano e mi hanno comunicato che avrebbero trasmesso la replica al direttore e al caporedattore. Lunedì ho richiamato ma nessuno mi ha saputo dire se la mia lettera sarebbe stata pubblicata. Non vedendola tra le pagine di Libero di martedì, ho telefonato nuovamente alla redazione di Milano che mi ha rinviato a quella di Roma. Mi è stato detto che il caporedattore non poteva essere disturbato perché stava scrivendo un articolo. Dopo due ore il segretario della redazione romana mi ha così invitato a richiamare a Milano. Cosa che ho fatto senza però ottenere ancora una risposta sulla pubblicazione. Ho insistito. Ho fatto presente che risponedere a Scopelliti era un mio diritto e che mi sarei rivolto ad altri giornali. “Faccia come crede”, mi è stato detto. Morale della favola: Scopelliti mi ha attaccato e infangato. Ma io su Libero non ho diritto di replica.

Ti giro quindi la lettera che avevo inviato a Belpietro. Ovviamente tutti i nomi e circostanze che vengono citate sono state tratte dall’infomativa del 14 febbraio 2009 del  Ros contenuta nell’inchietsa Meta, documenti che avevo già utilizzato per i miei articoli su CalabriaOra. Spero che la possa pubblicare tu

“Il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti preferisce aggredire anziché chiarire i fatti emersi nell’ambito dell’inchiesta del Ros denominata “Meta” e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. A differenza di Scopelliti che non risponde, io che svolgo un ruolo pubblico, quello di giornalista, sento l’obbligo della trasparenza: in quell’inchiesta viene coinvolto un mio parente. Scopelliti cita la circostanza ma non ne fa il nome. Lo faccio io: si tratta del signor Natale Musolino, fratello di mio padre, quindi mio zio, persona che in vita mia ho visto tre volte e con la quale non ho mai avuto rapporti. Come è noto nella vita tutto si può scegliere tranne che le parentele, ed è in momenti come questo che sento di dovere esprimere gratitudine nei confronti dei miei genitori che hanno fatto crescere me e i miei fratelli nel rispetto della legge tenendoci lontani da certi ambienti e da affetti compromettenti.

Ovviamente saranno i miei avvocati a valutare quali azioni intraprendere rispetto ad accuse di così basso livello. Sempre per amore della trasparenza aggiungo che nei mesi passati mi sono recato negli uffici della Procura distrettuale antimafia e dal Ros per comunicare verbalmente e in modo informale che tra gli indagati dell’inchiesta “Meta” c’era anche questo signore mio parente. Come si vede, io non balbetto di fronte a circostanze che non mi provocano alcun imbarazzo, lo ripeto: si tratta di una parentela piovutami addosso. Il dottore Scopelliti non cita, però,  il boss Cosimo Alvaro, gli imprenditori Barbieri e i numerosi consiglieri comunali che hanno partecipato a quella festa compromettente.

Come mai, il dottor Scopelliti non cita le vicende i consiglieri comunali Michele Marcianò e Manlio Flesca che, stando a un’informativa del Ros, barattavano tessere di Forza Italia e voti in cambio di consulenze e posti di lavoro nelle società miste?

E come mai, il dottor Scopelliti, preferisce non ricordare che nell’indagine viene citato, nel corso di una intercettazione, anche suo fratello Tino come il soggetto che “prende le mazzette” e al quale le imprese edili si devono rivolgere per vincere gli appalti nel Comune di Reggio Calabria?

Infine, il dottor Scopelliti, dovrebbe chiarire i suoi viaggi a Milano dove, all’ombra della Madonnina, si sarebbe incontrato più volte con Paolo Martino, considerato il referente in Lombardia della cosca De Stefano.

Su tutto questo, il governatore della Calabria ha preferito non rispondere limitandosi a ricordare che ha chiesto a me e all’ex direttore di Calabria Ora Paolo Pollichieni un risarcimento danni di un milione di euro per aver riferito del contenuto dell’informativa del Ros durante la trasmissione di “Annozero”.

Quello che a Scopelliti dà fastidio sono i fatti e i giornalisti che non riesce a intimidire o ad allontanare dalle inchieste che lo riguardano”.

Lucio Musolino