La pubblicazione dei file del Dipartimento di Stato sono “solo l’inizio”: l’obiettivo di Julian Assange, scrive la rivista Forbes in una “rara intervista”, è il “grande business”. “All’inizio del prossimo anno – dice Julian Assange nell’intervista a Forbes  realizzata a Londra lo scorso 11 settembre – una grande banca americana si ritroverà ‘turned inside out’ (rovesciata). Decine di migliaia dei suoi documenti verranno pubblicati su Wikileaks, al di là delle richieste dei manager o altri avvertimenti”. La pubblicazione, scrive Forbes, “metterà a nudo i segreti della finanza” sul web, a vantaggio di ogni “cliente, concorrente, o legislatore”. L’intervista, di circa due ore, è stata realizzata l’undici novembre scorso a Londra. «È una grande banca americana?”, gli viene chiesto. “Sì”, risponde Assange. “Non vi dirò di più. Esporrà i livelli esecutivi in un modo che stimolerà indagini e riforme. Presumo”.

Dopo il Pentagono e il Dipartimento di Stato americano, a gennaio la tempesta di Wikileaks si abbatterà dunque sulle banche, in particolare su un grande istituto americano “che finirà sottosopra”.   E per l’occasione Assange crea un neologismo, ‘Megaleaks‘, la formula per indicare l’ennesima diffusione di una grande mole di documenti che, promette, “metterà a nudo i segreti della finanza”. Nella stessa intervista, Assange, arriva anche a sfidare i servizi russi. “So che hanno detto che possono tirarci giù. Però – replica spavaldo – abbiamo materiale sulla Russia, ma non è detto che ci sarà un focus su di loro”. Infine, Assange dice la sua sulla sua visione del mondo e dell’economia. Rifiuta il marchio di paladino anti-sistema, ma dice di lavorare per un “capitalismo più etico e più libero. La presenza di Wikileaks – spiega Assange – potrebbe significare che è più facile guidare un business giusto, corretto, mentre è più difficile guidarne uno cattivo. In fondo tutti gli amministratori delegati dovrebbero essere incoraggiati da tutto ciò. Insomma, per un manager onesto – sottolinea – è più facile andare avanti, se i suoi concorrenti disonesti vengono colpiti negativamente dalla diffusione e la pubblicazione delle loro malefatte”.

L’intervistatore gli chiede quindi se lui si potrebbe definire un sostenitore del libero mercato: “Certamente sì. Nei confronti del capitalismo ho opinioni contrastanti, ma amo il libero mercato. E il mercato perfetto richiede un’informazione perfetta. Non sono uno anti-sistema. Non è corretto mettermi in una casella economica e filosofica. Ma una cosa è il pensiero liberale americano, un altro il pensiero del libero mercatò. Poi però conclude: «Sino a quando i mercati sono consapevoli, allora io sono un libertario. Ma ho abbastanza conoscenza della politica e della storia per sapere che il libero mercato rischia di finire in una situazione di monopolio se non si lavora per mantenerlo libero. Wikileaks è nato proprio con lo scopo di rendere il capitalismo più libero e etico”.