Il ministro dell’Interno Roberto Maroni cerca di mettere il capo della Polizia Antonio Manganelli contro i sindacati di categoria. Un corto circuito che provoca lo stato di mobilitazione degli agenti, che chiedono le dimissioni del ministro e preannunciano per il 13 dicembre (il giorno prima del voto della fiducia al governo Berlusconi) una grande manifestazione a Roma contro i tagli del governo.

Maroni, intervenendo ieri mattina a Brescia per firmare il “Patto per Brescia sicura”, ha detto che le risorse per la polizia ci sono. E a sostegno della sua tesi ha citato una lettera a lui indirizzata da parte del capo della polizia: “Non ci sono problemi di risorse. I soldi per le auto e il personale ci sono”. Il ministro dell’Interno ha poi aggiunto: “Abbiamo sequestrato i conti correnti bancari dei mafiosi, dei loro famigliari e dei prestanome: sono 2 miliardi e 200 milioni di euro che verranno distribuiti alle forze di polizia, a partire dall’anno prossimo”. Dichiarazioni che fanno saltare i nervi ai sindacati di polizia: “E’ la solita squallida propaganda”, dice a ilfattoquotidiano.it Franco Maccari, segretario nazionale del Coisp. “Una volta, il ministro Maroni parla di 2 miliardi di euro, la volta dopo di 19 miliardi. E’ da anni che sentiamo ripetere, come un mantra, che le risorse dello scudo fiscale, o quelle dei beni sequestrati alla mafia, verranno utilizzate per combattere la criminalità o pagarci gli straordinari”. Proprio non ci stanno i sindacati: “Il ministro Maroni – continua Maccari – adesso cerca pure di strumentalizzare le parole di Manganelli. Dovrebbe, ricordarsi che il capo della Polizia rappresenta la struttura tecnica, noi come sindacati rappresentiamo invece il 90% degli operatori di polizia, vale a dire 90.000 uomini e donne, il loro malumore e la loro insoddisfazione crescente verso un governo che vende solo fumo”.

Maccari ha incontrato con tutte le sigle sindacali il ministro dell’interno mercoledì scorso: un faccia a faccia molto teso, perché al di là delle dichiarazioni di facciata restano insoluti tutti i temi più importanti come il pagamento degli arretrati previsti dal contratto del 2008 e rimasti ancora lettera morta; il fondo perequativo di 80 milioni di euro per il riconoscimento economico delle promozioni e gli adeguamenti retributivi per il triennio 2011-2013. Senza dimenticare quei tagli trasversali che “ci hanno fatto solo del male e che ci pongono nelle condizioni di non affrontare in modo sereno il nostro lavoro”. Secondo Maccari “Maroni non ha saputo difendere i suoi uomini dai tagli che ha fatto Tremonti”. Di più: “Maroni non ha avuto il coraggio di alzare la voce quando, invece, sarebbe stato doveroso avere un sussulto di dignità: tutti, dalla Carfagna alla Gelmini, da Bondi a La Russa, hanno picchiato i pugni sul tavolo e hanno ottenuto dei fondi. Perfino il ministro della Difesa ha ottenuto quei 39 milioni di euro per portare nei fine settimana qualche ragazzino a far finta di sparare nelle caserme e noi, invece, come Polizia, non abbiamo ottenuto un bel nulla: pensi che con quei 39 milioni di euro potevamo almeno pagare 1/3 dei debiti che abbiamo con chi ci ripara le auto di servizio. Per questo siamo stanchi e amaraggiati”.

Per questo tutte le sigle sindacali, dal Siulp, al Sap, dal Coisp, all’Ugl, dopo aver incontrato il ministro Maroni, hanno deciso di rompere gli indugi e di proclamare immediatamente lo stato di mobilitazione dell’intera categoria. Il 13 dicembre, proprio il giorno prima del voto di sfiducia al Governo e dell’attesa pronuncia della Corte costituzionale sul Legittimo impedimento, i poliziotti scenderanno in piazza e faranno sentire la loro voce contro il blocco del turn over, contro i tagli della manovra finanziaria: la loro manifestazione terminerà con un presidio proprio davanti a Montecitorio. Dove meno di 24 ore dopo si giocheranno i destini di Berlusconi. E di Maroni.

di Leonardo Piccini