Venti giorni di contratto. Pausa. Richiamo per altri venti giorni. Pausa. E così via. Fino a un massimo di 160 giorni l’anno. Una forma di precariato selvaggio che può durare anche un decennio. E che riguarda un corpo dello Stato fondamentale per la sicurezza: i vigili del fuoco. Sì, perché le caserme italiane sono popolate da pompieri contrattualizzati, definiti “permanenti”, ma si avvalgono anche dei cosiddetti “discontinui”, cioè vigili del fuoco a tutti gli effetti che dovrebbero essere chiamati per fronteggiare situazioni di emergenza. Invece vengono utilizzati, sempre con contratti che durano meno di tre settimane, per sopperire a carenze strutturali di organico (secondo le organizzazioni sindacali, infatti, servirebbero almeno 4mila i vigili del fuoco in più). Con il taglio dei fondi alla stabilizzazione dei precari, iniziato con il decreto legge 112/2008, per i discontinui la strada verso l’assunzione è sempre più in salita. Anzi, la beffa è dietro l’angolo perché dal 2011, sempre per via dei tagli, potrebbero venire drasticamente ridotti anche i mini-contratti che per loro sono attualmente l’unica possibilità.

Una graduatoria per la stabilizzazione dei discontinui, in realtà, esiste. Nel 2007, un decreto dell’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato stabiliva le modalità di attuazione. E nel 2008 un altro decreto ministeriale pubblicava 6080 nomi di discontinui con alle spalle almeno 120 giorni di servizio prestati in un periodo di tre anni. Doveva essere la svolta. Ma dopo una buona partenza, con oltre mille assunti (sempre dopo corsi attitudinali di idoneità), la situazione si è arenata. Il prossimo corso, in partenza il 29 novembre, servirà per stabilizzare solo 95 discontinui. Di fatto siamo ben al di sotto del semplice rimpiazzo del turn-over (cioè la sostituzione di vigili che vanno in pensione). Perché così pochi? Il problema è che c’è una graduatoria parallela, di altri 7000 aspiranti pompieri, creata con il concorso pubblico del 2008 per l’assunzione di 814 vigili. Questa seconda graduatoria è di fatto il principale bacino da cui si attinge, per due motivi: da un lato le assunzioni nel pubblico impiego devono passare per concorso pubblico (quella dei discontinui, che pure sono già professionisti, è invece percepita come una “sanatoria”), dall’altro c’è il vincolo, stabilito per legge, di riservare il 45% dei posti ai volontari in ferma prefissata, cioè i militari che hanno prestato servizio per almeno quattro anni nell’esercito.

“Si accavallano due graduatorie – spiega Matteo Zoppi, presidente del coordinamento nazionale dei discontinui – ma i fondi stanziati sono sempre quelli. Così si arriva al paradosso di vedere escluso personale già abilitato e in servizio da anni. Mentre si assumono gli ‘esterni’. Da una parte i vigili del fuoco non possono lavorare, dall’altra i militari vengono integrati nella nostra organizzazione”. Facendo qualche conto si scopre che in tre anni, dalla graduatoria dei 6080 discontinui, gli assunti sono stati meno di 2mila. Altri 3mila, invece, non sono stati neppure chiamati per sostenere l’idoneità. Si tratta di giovani (ma non solo) che da anni organizzano la propria vita in funzione di una chiamata “a gettone” di 20 giorni, spesso rifiutando altre opportunità di lavoro. Alla posizione 4.475 della graduatoria di stabilizzazione c’è Matteo Acco, classe 1983, sette anni di servizio per un totale di 940 giorni lavorati (nella graduatoria, aggiornata al 2007, i giorni sono solo 480): “Ho preso parte alla vita della caserma, mi sono innamorato del lavoro, ho detto no ad altre occasioni professionali per perseguire questo sogno. E adesso sono da quasi quattro anni in una graduatoria che non si sblocca. Disoccupato. E siccome ho raggiunto i 160 giorni di servizio nell’anno, sono certo che fino a gennaio non potrò essere chiamato. Il mio problema è che io so fare solo il pompiere. E voglio fare il pompiere”.

Chi invece ce l’ha fatta è Matteo Rimoldi, classe ’79, posizione 1939 in graduatoria. Lui dal 2010 è stato stabilizzato (dopo 10 anni da discontinuo e 1300 giorni di servizio) ma non ha abbandonato il coordinamento precari di Varese, da lui fondato tre anni fa: “I discontinui – spiega – vengono sfruttati, fatti invecchiare, sempre con la promessa che ‘presto si faranno le assunzioni’. Poi invece le assunzioni vengono fatte pescando dal concorso pubblico. Il nostro è un lavoro fisicamente impegnativo, ma con questo sistema si finisce per reclutare i 40enni, che arrivano al contratto a tempo indeterminato fiaccati da decenni di precariato”. Il Parlamento discuterà nei prossimi giorni un emendamento alla finanziaria presentato da Futuro e libertà per sbloccare la graduatoria. E anche il Pd ha presentato un’interrogazione a risposta scritta sullo stesso argomento, nella quale si propone di adottare un provvedimento urgente per stabilizzare i precari, utilizzando invece la graduatoria del concorso pubblico per coprire il turnover. Intanto il dipartimento Vigili del fuoco del ministero dell’Interno, il 15 novembre, dice ai sindacati che “ulteriori assunzioni dalla graduatoria della stabilizzazione saranno possibili solo se espressamente previste dalla legge”.

Ma è soprattutto la logica a imporre un intervento per evitare di sprecare denaro pubblico senza risolvere il problema. “Lo Stato – spiega Matteo Zoppi – spende 100 milioni di euro ogni anno per il richiamo dei discontinui , soldi che potrebbero essere investiti in assunzioni stabili, ma che si continua ad utilizzare per richiami temporanei”. Che sono oltre 40mila ogni anno. E se nulla cambierà, il 2011 sarà l’anno più duro per i vigili del fuoco: con l’applicazione del decreto legge 78/2010, infatti, il governo ha tagliato drasticamente i fondi per i contratti a tempo determinato: in tutte le amministrazioni e gli enti, la spesa complessiva per forme contrattuali a tempo dovrà ridursi del 50% rispetto al 2009. “Se tali norme non verranno modificate – spiega Michele D’Ambrogio, Fp-Cgil Vigili del Fuoco – dalla finanziaria in corso o dal milleproroghe, è facile prevedere nel corso del prossimo anno una grande difficoltà a sostenere un servizio ai cittadini che rispetti standard minimi qualità e sicurezza. Si tenga presente che ogni unità di soccorso dei pompieri è composta da cinque uomini. Tra loro, statisticamente, almeno uno è discontinuo”.

A questo punto, le alternative sono solo due: o si interviene subito per sbloccare la graduatoria, oppure, il prossimo anno, le chiamate per i discontinui saranno la metà rispetto agli ultimi anni. Una beffa (e un drammatico incremento della disoccupazione) per loro. Una difficoltà per il corpo dei vigili del fuoco che dovrà ridurre le squadre in servizio. Di conseguenza, un danno per i cittadini, che dovranno mettere in conto un servizio sempre meno capillare, puntuale, efficiente.