Pd e Idv hanno presentato una mozione di sfiducia al governo alla Camera. L’hanno firmata i due capigruppo Dario Franceschini e Massimo Donadi, dopo aver informato il leader Udc, Pierferdinando Casini. Il capogruppo Pd ha anche scritto al presidente della Camera Gianfranco Fini per chiedere l’immediata convocazione della conferenza dei capigruppo per la calendarizzazione della mozione.

Contromossa dal Pdl: Il gruppo al Senato “sta predisponendo il testo di una mozione parlamentare a sostegno dell’azione del governo, della quale chiederà la calendarizzazione in tempi che non intralcino l’approvazione del documento di bilancio e della legge di stabilità”.

Sulle mozioni scatta ora la corsa contro il tempo per la calendarizzazione. La decisione passa ai presidenti di Camera e Senato, cioè a Gianfranco Fini e Renato Schifani, visto che il ramo del Parlamento che per primo voterà la propria mozione sarà quello che per primo calendarizzerà il voto nella conferenza dei capigruppo.

Fabrizio Cicchitto, il giorno dopo la fumata nera per il tentativo di mediazione tra Bossi e Fini anticipa che “il chiarimento vero verrà dopo la Finanziaria”. “Faremo una verifica parlamentare, al Senato e alla Camera – spiega il capogruppo Pdl a Montecitorio – e lì si vedrà quale sarà l’orientamento della maggioranza di deputati e senatori”. “Se sarà un orientamento favorevole al governo – aggiunge – si andrà avanti. Qualora ci fosse un atteggiamento diverso per noi è chiaro che l’unico sbocco democraticamente possibile è tornare davanti al popolo sovrano”.

Già ieri sera era emerso che l’orientamento di Berlusconi e del Pdl era un no alle dimissioni del premier, mentre Fli aveva annunciato il ritiro della sua delegazione di governo per lunedì. Quanto all’annuncio da parte di Fli di non partecipare all’eventuale voto di fiducia proprio sulla Finanziaria, Cicchitto dice: “Ognuno assumerà le proprie responsabilità”.

Da Casini è arrivata invece una bocciatura di un governo Berlusconi-bis. “Non è nel novero delle possibilità”,  ha detto il leader dell’Udc. E comunque l’ipotesi “fa parte del secondo atto”, quello che riguarda “il Presidente della Repubblica che saprà indicare la persona che ritiene più opportuna”. Casini inoltre sottolinea che “le elezioni sono una follia”. Ora, aggiunge, “è necessario per tutti trovare una soluzione, ma non mi sembrano indicati né toni sbracati contro Berlusconi né il minacciare le piazze come fa il presidente del Consiglio che, evocandole, dimostra di non avere il polso della situazione”.