Si è trasformato in un bagno di sangue il blitz delle forze speciali di sicurezza irachene e soldati Usa  per liberare i fedeli cristiani sequestrati da un commando di Al Qaeda nella chiesa siriaco-cattolica di Saiydat al-Najat (Nostra Signora della Salvezza), nel centro di Bagdad. Oltre 50 tra ostaggi e poliziotti sono rimasti uccisi. Lo ha detto il viceministro dell’Interno, aggiornando il precedente bilancio che parlava di una trentina di vittime. “I feriti sono più di sessanta”, ha dichiarato il tenente Hussein Kamal. Tra le vittime anche una bambina, come ha rivelato Shlemon Warduni, vescovo ausiliare caldeo della capitale irachena. Anche i cinque terroristi che hanno assaltato la chiesa sono rimasti uccisi nel blitz.

I terroristi, che avevano detto di appartenere all’organizzazione Stato islamico dell’Iraq, la cellula irachena di Al Qaeda, avevano minacciato di uccidere gli ostaggi se non fossero stati scarcerati alcuni membri del gruppo di Osama Bin Laden detenuti in Iraq e in Egitto. “La chiesa è stata circondata dalla polizia”, aveva rassicurato il generale Qassem Atta, intervistato dalla televisione ufficiale. Una fonte del ministero dell’Interno ha affermato che quattro uomini armati hanno fatto irruzione nella chiesa, dove si stava celebrando una messa, dopo aver ucciso due guardie di sicurezza a protezione della Borsa valori di Baghdad che si trova nelle vicinanze. Gli assalitori, non riuscendo a entrare nell’edificio della Borsa e mentre sul posto stavano affluendo ingenti forze di polizia, hanno fatto esplodere un’autobomba che ha provocato il ferimento di quattro persone. Successivamente si sono diretti correndo verso la chiesa. La chiesa di Nostra Signora della Salvezza, insieme ad altri cinque luoghi di culto cristiani, era stata oggetto il 1 agosto 2004 di un altro attacco che aveva provocato diversi morti e feriti.

Oggi lo Stato islamico dell’Iraq (ISI) afferma che l’attacco alla chiesa è stato deciso “per aiutare le nostre povere sorelle musulmane prigioniere nel paese musulmano dell’Egitto”. L’ISI ha dato alla Chiesa copta egiziana 48 ore per liberare queste donne “imprigionate nei monasteri dell’infedeltà nelle chiese dell’idolatria in Egitto”. I terroristi iracheni nella loro minaccia ai copti egiziani fanno riferimento a due mogli di preti copti, che sarebbero segregate in strutture religiose perché una si sarebbe convertita all’islam e l’altra avrebbe detto di volerlo fare. L’ISI ha messo su internet un messaggio attribuito al capo del commando suicida di Bagdad che minaccia i cristiani egiziani e identifica le donne come Camellia Shehata e Wafa Constantine.