“Il ministro Maroni sta trasformando la manifestazione di domani in un pericolo fisico. La realtà è che, per lui, è un pericolo politico”. Francesco Siliato, docente di Cultura dei media al Politecnico di Milano, parte dal corteo organizzato a Roma dalla Fiom per spiegare il ruolo di giornali e televisioni nell’alimentare la tensione sociale.

Perché certi episodi (ad esempio i lanci di uova contro alcune sedi Cisl) vengono ripresi e descritti come attacchi violenti?

“I tg della sera rispondono a un sistema di potere. Quando non ci sono basi di consenso forti, il potere tende a incutere paura. E’ il modo più semplice per mantenere il potere stesso. Il pericolo, però, è che si esageri”.

Indicare un “nemico” fa ottenere quindi l’effetto voluto?

“Il metodo può variare. Più elementi di “diversità” ci sono, più il metodo della paura funziona. Con gli stranieri, ma non solo. Naturalmente c’è sempre una connotazione politica. Nel caso della manifestazione della Fiom, Maroni individua il nemico nei centri sociali, che pur non essendo rappresentati in Parlamento richiamano comunque l’opposizione. Ma se oggi sono i centri sociali, domani potrebbe essere la fondazione Futuro e libertà. In generale i media “d’attacco” ragionano così: se si riesce a connotare il nemico politicamente, meglio. Altrimenti va bene anche il musulmano. L’importante, ripeto, è creare un clima di paura”.

Nel caso specifico, non vede un interesse a dipingere la Cisl come “vittima”?

“Non nel ruolo dei media. La divisione dei sindacati non è una responsabilità di giornali e tv ma, piuttosto, dei potentati economici che li muovono. La responsabilità mediatica sta nel modo in cui viene trattata la notizia: si estrae il fatto evitando di collegarlo a un contesto. In questo modo si torna al meccanismo del terrore, che può essere mirato (avversario politico) oppure generico (si chiamano in causa diversi possibili nemici e si mette tutto insieme)”.

Come si sta gestendo l’attesa per la manifestazione Fiom di domani?

“Molti telegiornali hanno l’abitudine di raccontare l’evento solo nel tempo dell’evento stesso, senza spiegarne le ragioni, i precedenti, e soprattutto senza analisi. Del resto il sistema dei media in Italia, con poche lodevoli eccezioni, da trent’anni fa propaganda e non informazione. E’ evidente, ad esempio, che il ministro Maroni ha tutto da guardagnare a tenere alta l’attenzione sulla Fiom. In questo modo si parla meno delle sue responsabilità sul caso della partita Italia-Serbia. Ma tutti gli vanno dietro e parlano del “rischio stranieri e centri sociali” domani a Roma. In ogni caso, annunciare tensioni paga, perché se poi non succede nulla si potrà rivendicare il merito di avere evitato gli scontri”.