NEW YORK – A Chicago non si scherza con la politica. Barack Obama, che nella “città del vento” ha vissuto a lungo, lo ripete spesso. A giudicare dalla battaglia per conquistare la sua poltrona da senatore, il presidente ha ragione. Alexi Giannoulias, 34 anni, rampante ministro del tesoro dell’Illinois, deve combattere come un leone per mantenere in mani democratiche il prestigioso seggio. Il suo contentende repubblicano, Mark Kirk, 51 anni e cinque mandati alle spalle, gli dà filo da torcere. I colpi bassi non mancano.

In un dibattito trasmesso in tv, il giovane democratico di origini greche è stato attaccato perché l’istituto di credito fondato dal padre, la Broadway Bank, è stato bloccato per via dei prestiti che, in tempi di crisi, i debitori non riescono più a ripagare. Come se non bastasse, le autorità federali hanno il sospetto che la Broadway Bank abbia finanziato la malavita locale. A mettere nei guai il ministro del tesoro sono i 20 miliardi di dollari prestati a un personaggio che due anni fa aveva già complicato la corsa elettorale di Obama, ovvero l’immobiliarista Tony Rezko, condannato per frode e altri capi d’imputazione.

Durante il confronto televisivo ospitato da Meet the Press, il repubblicano Kirk ha sventolato alcuni fogli dove, evidenziati in giallo, c’erano i nomi dei “famigerati gangster” che sarebbero stati finanziati da Giannoulias. La sua difesa, a dire il vero, è apparsa un poco debole. “Lei non è mai stato nel settore privato – ha detto il democratico rivolto all’avversario – non sa quel che fa una banca quando decide se approvare o meno un prestito”.

Poi però le parti si sono rovesciate. A finire sulla graticola, qualche minuto dopo, è stato Kirk. Il parlamentare, un ufficiale della Marina con oltre vent’anni d’esperienza, avrebbe aggiustato la sua biografia calcando un po’ troppo la mano. Non è vero che è stato nominato “ufficiale d’intelligence dell’anno”: è stata la sua squadra a essere premiata, non lui da solo. Non ha mai combattuto la guerra del Golfo e non ha mai partecipato alle operazioni in Iraq, se non per qualche volo di ricognizione. Per quel che ci può interessare, è stato di stanza alla base di Aviano.

“Ho fatto degli errori nel descrivere la mia carriera militare – ha dovuto ammettere il repubblicano – non ho prestato attenzione, ho imparato dolorosamente una lezione d’onestà”. Di conseguenza, “prima di tutto ho corretto la mia biografia, quindi mi sono scusato con la gente dell’Illinois”.

Insomma, il seggio di Obama è un trofeo ambito, e non da ieri. La poltrona sembra essere maledetta. Quando il presidente l’ha lasciata per andare alla Casa Bianca, il successore ad interim è stato nominato dal governatore dell’Illinois, Rod Blagojevic, che puntò a un nome conosciuto tra gli afro-americani, Roland Burris. Il governatore finì poi sotto indagine perché avrebbe venduto, o scambiato, la nomina di senatore in cambio di qualche soldo o qualche favore. Burris è comunque rimasto al suo posto, e ora sarà sostituito da Giannoulis o Kirk. Blagojevich, invece, ha dovuto lasciare la carica di governatore, ed è subentrato il numero due, Patt Quinn, che ora dovrà combattere con il candidato repubblicano Bill Brady, un immobiliarista, e con il verde Rich Whitney.

Nell’affollato agone politico dell’Illinois è arrivato da poco un personaggio di primissimo piano della politica a stelle e strisce: Rahm Emanuel, che fino a qualche giorno fa era l’eminenza grigia di Barack Obama, il capo della sua squadra. L’uomo, di origine ebraiche, ha un cursus honorum di tutto rispetto. E’ stato a lungo il consigliere dell’ex presidente democratico Bill Clinton, e ha curato personalmente gli accordi israelo-palestinesi di Camp David. Ed è stato il regista della vittoria democratica nelle scorse midterm, quelle del 2006.

L’uomo è conosciuto anche per il suo temperamento brusco. Il suo stile? “Non prendete prigionieri”. Il suo soprannome? Rahm-bo. Durante le elezioni del 2006, prese un coltello e cominciò ad elencare gli sconfitti repubblicani. “Morto! Morto! Morto!”, urlava, conficcando la lama nel tavolo ad ogni nome. Ma se quelle consultazioni segnavano la sua ascesa, quelle del prossimo 2 novembre saranno ricordate per la sua uscita dalla Casa Bianca. Il motivo? Combattere la prossima battaglia, e diventare sindaco di Chicago. Ma questa è un’altra storia, che sarà giocata nel febbraio 2011.

di Matteo Bosco Bortolaso