Altro che verde, la Padania è sempre più rossa. In casa del quotidiano leghista infatti i conti continuano a non tornare. Non solo: nella relazione al bilancio si legge nero su bianco che il giornale vende meno perché troppo filo-governativo. Ma partiamo dai numeri: il bilancio 2009 della cooperativa Editoriale Nord ha chiuso con una perdita di 46mila euro nonostante i contributi statali all’editoria – 3,94 milioni erogati nel 2008 ma contabilizzati l’anno scorso – e un “obolo” di 430.000 ricevuto dal Carroccio, di cui il giornale è organo di partito. “Le vendite, la pubblicità, la conclusione della cassa integrazione e le spese legali non ci hanno consentito di raggiungere gli obiettivi sperati”, si legge nella relazione al bilancio. Dove, sotto la voce “risparmio o limitazione dei costi” viene anche comunicata per il personale la richiesta di cassa integrazione straordinaria per ancora altri due anni per i giornalisti e la deroga di otto mesi per il personale poligrafico. Per questi ultimi, alla fine del periodo di cassa integrazione guadagni in deroga, è inoltre previsto un trattamento di mobilità concordata con il sindacato che prevede il pagamento di un incentivo all’esodo di dieci mensilità per tre delle quattro persone e per la quarta un recupero parziale.

Ma la parte più interessante, numeri a parte, è contenuta nel capitolo dedicato alle vendite del quotidiano in edicola che, scrivono i vertici leghisti della coop editoriale, “non ci hanno aiutato nell’opera del risanamento”. E i motivi dello scarso successo della Padania ce lo spiegano proprio gli editori: “Da una parte la crisi che pone il lettore nella condizione di limitare e in alcuni casi eliminare l’acquisto del quotidiano. Se un lavoratore è in cassa integrazione difficilmente può permettersi anche l’acquisto del quotidiano”. Già, ma non basta. “Il Movimento che il quotidiano rappresenta – si legge sempre nella relazione – è al Governo e quindi teso in un opera di valutazione positiva dell’operato dello stesso. Difficilmente può verificarsi una discrasia tra l’operato del Movimento e il suo organo di stampa. Ciò mette spesso il lettore della Lega, nella condizione di trovarsi un giornale non più battagliero come quando si era all’opposizione, ma teso a spiegare condividendone l’operato e l’azione del Governo e dei suoi componenti. Tale moderazione si traduce per alcuni in debolezza e non si rivedono più con il loro organo di stampa”. Tradotto: siccome Bossi & c stanno al governo con Berlusconi non possono attaccare la Roma ladrona come prima, anzi la battaglia celodurista finisce a tarallucci e vino, anzi a polenta e pajata. Il lettore di Pontida si incazza e non compra più il giornale.

Ma andiamo avanti. Sul fronte pubblicitario, alla Padania manca ancora una concessionaria e le “tante difficoltà nella raccolta nascono anche dal fatto che la diffusione del quotidiano su un territorio limitato alle regioni del nord pone dei limiti anche all’acquisizione pubblicitaria di chi avesse interesse ad apparire su tutto il territorio nazionale”. Insomma, non c’è la corsa degli imprenditori “terroni” siciliani, pugliesi e calabresi a finire sulle pagine del quotidiano. E il futuro? “La società anche nel prossimo esercizio continuerà l’opera di risanamento con la riduzione dei costi in linea generale. E in particolare sono previste riduzioni consistenti nei costi della stampa. Il Consiglio di Amministrazione confida inoltre in una ripresa di fatturato con la prevista sottoscrizione di nuovi abbonamenti che possano dare alla società un flusso continuo di ricavi”. Infine, sul fronte della governance, l’assemblea di maggio ha rinnovato il cda fino al 2012: sono stati riconfermati Federico Bricolo (presidente), Roberto Cota (vicepresidente), Angela Rosa Mauro (amministratore), Stefano Stefani (amministratore), Giancarlo Giorgetti (amministratore) mentre vanno registrate due new entries: Giovanni Marco Reguzzoni (presidente dei deputati leghisti alla Camera) e Francesco Belsito (sottosegretario alla semplificazione normativa). A loro il compito di rinverdire la Padania.