Un “attentato alla tv”. E’ il primo commento di Michele Santoro alla notizia della sospensione di dieci giorni dalla Rai, decisa da Mauro Masi. A stretto giro la replica del direttore generale della Rai: “Si tratta solo di elementi disciplinari”. Ma viale Mazzini  non assume una posizione univoca. Il presidente Paolo Garimberti non condivide il provvedimento, “di esclusiva responsabilità del direttore generale”. La notizia delle sanzioni per il conduttore di Annozero ha subito suscitato commenti dal mondo politico, con l’opposizione cha accusa Masi di fare solo gli interessi di Berlusconi (e ricorda le vicende del Trani-Gate) e il Pdl che attacca Santoro: “In quale azienda – dice Maurizio Lupi – un dipendente può permettersi di insultare il direttore generale senza subire conseguenze?”. Di diverso avviso gli esponenti di Futuro e libertà, con il capogruppo alla Camera Italo Bocchino che tira in ballo Augusto Minzolini: “Se sono stati dati 10 giorni a Santoro, allora bisognerebbe darne 30 al tg più seguito a livello nazionale”.

Lo scontro tra il conduttore e il direttore. “Reagirò con tutte le mie forze”, dice Michele Santoro in una lettera inviata al presidente e ai consiglieri d’amministrazione della Rai. Un provvedimento “di una gravità inaudita, un attentato alla tv”. Per il conduttore la punizione contro di lui diventa “una punizione per il pubblico, per la redazione, per gli inserzionisti, per la Rai. E, in questo modo, si spezzano le gambe ad un programma di grandissimo successo, dopo averlo già sottoposto a una partenza ad ostacoli. La sanzione – continua Santoro – pur se risultante dal regolamento aziendale, è pari al doppio del massimo consentito dal contratto nazionale del lavoro giornalistico”, che stabilisce la sospensione massima in cinque giorni. Il fatto è “molto grave – spiega Domenico D’Amati, difensore di Santoro – perché si aggiunge ad altri precedenti comportamenti” che oltretutto non rispettano la sentenza del Tribunale di Roma confermata in appello. È un modo di agire “in linea con interessi extra aziendali, emersi tra l’altro da recenti indagini della Procura della Repubblica di Trani. Questi saranno i temi delle iniziative che promuoveremo in sede giudiziaria”. Masi smentisce ogni accusa: “Santoro si è reso responsabile di due violazioni disciplinari ben precise”, afferma. Poi si scaglia contro “l’uso del mezzo televisivo a fini personali e parla di un attacco diretto e gratuitamente offensivo al direttore generale, per una circolare a garanzia dell’equilibrio all’interno dei programmi di approfondimento informativo, che è stata approvata dal Consiglio di Amministrazione. Non esistono dipendenti più uguali degli altri o zone franche”, continua Masi.

Il caso delle intercettazioni della procura di Trani. Il provvedimento “conferma, come era già emerso dalle intercettazioni di Trani, la sua volontà di assecondare le pressioni politiche esterne per chiudere la trasmissione di Santoro”, affermano i consiglieri di amministrazione della Rai Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten. Per loro nella tv di Stato sta avvenendo “un’azione continua e destabilizzante” per “intimidire e ostacolare le trasmissioni sgradite al presidente del consiglio”. E concludono: “Non vi è dubbio che il direttore generale sarà chiamato personalmente a risponderne”.

L’opposizione parla di censure ed epurazioni. “C’è un enorme problema Masi”, attacca Paolo Gentiloni, responsabile delle Comunicazioni del Pd. ”È la conferma che l’ordine impartito da palazzo Chigi sulle epurazioni delle voci libere e sulla censura nei confronti delle opposizioni definite scomode è arrivato a destinazione”, dice Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori. Masi “sta facendo il bene del suo padrone e non quello dell’azienda pubblica pagata con il denaro dei contribuenti”, dice l’ex pm, mentre per il senatore Pancho Pardi, capogruppo dell’Idv in commissione di vigilanza, “l’operato di Masi non ha precedenti nemmeno nello Zimbabwe”. Per questo “Il dg dev’essere rimosso al più presto. La Vigilanza deve intanto convocare quanto prima il direttore generale – aggiunge – affinché spieghi quali scelte professionali animano le sue decisioni, o se non si debba invece sospettare che saranno le indagini della Procura di Trani a svelare il nuovo piano editoriale che il centrodestra ha in serbo per la Rai”.

Nella maggioranza i toni del Pdl sono duri contro Santoro, mentre Fli ancora una volta si smarca. “Cosa c’entra la libertà d’informazione con il pesante insulto rivolto da Santoro al direttore generale Masi in diretta tv?”, replica Giorgio Lainati, vicepresidente Pdl della Vigilanza Rai che interviene a ricordare che “Santoro, come dipendente Rai, non può indirizzare un ‘vaffan…’ al capo dell’azienda come se fosse lui il padrone della tv pubblica”.

“In quale azienda un dipendente può permettersi di insultare il suo direttore generale senza subire conseguenze?”, si chiede Maurizio Lupi, mentre il suo compagno di partito Daniele Capezzone illustra “la strategia” del conduttore che “alimenta un crescendo di provocazioni, insulta uno dei massimi dirigenti dell’azienda. Per altro verso, fa il militante politico scatenato, aggravando costantemente il livello di faziosità del suo programma. Poi attende le reazioni sull’uno e sull’altro fronte, e si atteggia a martire”. Per Futuro e libertà per l’Italia la sanzione è “sproporzionata”, fuori dalla logica imprenditoriale e dettata da ragioni politiche più che aziendali, e ha il sapore di una “punizione” per un giornalista che “non garantisce la linea editoriale del direttore generale”. Italo Bocchino e Benedetto Della Vedova non hanno dubbi: “Fedele Confalonieri che è un imprenditore a cui interessa il profitto, Santoro non lo avrebbe mai sospeso”.