174 a 129. La fiducia c’è, come atteso, e il governo va avanti anche al Senato. Con il sì di Fli, ma non determinante come alla Camera. Il voto di oggi del resto era solo un passaggio formale dopo la tensione di ieri. A tenere banco nella giornata politica sono le parole. Nell’ordine: l’Italia è influente nel mondo per il suo “intervento di esperto tycoon”. E’ stato lui a convincere gli Usa a salvare il sistema bancario mondiale. E’ stato sempre lui a risolvere e fare fermare il conflitto tra Georgia e Russia e a convincere Medvedev a non chiudere i rubinetti del gas all’Europa. E poi ancora: nessun “inginocchiamento a Gheddafi” che, dice per inciso, è liberissimo di venire in Italia e incontrare chi vuole, e comunque ci garantisce petrolio “per i prossimi 40 anni”. E poi l’inceneritore di Acerra che “funziona benissimo”, il problema rifiuti definitivamente risolto, non fosse per la presenza del sindaco di Napoli Iervolino che non sa come farli raccogliere. La scuola, infine, è risanata, da “quell’immenso ammortizzatore sociale”, fabbrica di disoccupati creata “dalla sinistra”.

Lui ovviamente è sempre Berlusconi. Ma il Berlusconi che si presenta nel pomeriggio per rispondere agli interventi prima della fiducia è completamente diverso rispetto a quello sonnacchioso di stamattina. O forse è il sogno che continua, ma ad occhi aperti, come chioseranno i maligni subito dopo. Arrabbiato, a tratti alza la voce per rispondere ai rumori e ai commenti che vengono dall’emiciclo, va alla prova di forza sfruttando la diretta televisiva. Sorride e ostenta sicurezza. Si placa solo per riparare alla gaffe di Ciarrapico, reo di avere detto “una parola di troppo”: l’Italia è amica di Israele, e lui la vuole portare “alle nazioni unite” (sic).

Dietro l’immagine, tuttavia, la giornata politica racconta un’altra realtà. E il Berlusconi di lotta e di governo appare più l’anticipo di una campagna elettorale che il superuomo condottiero che interpreta. Colpa del voto di ieri alla Camera, del ruolo determinante di Futuro e Libertà pronto dalla settimana prossima a diventare partito. La maggioranza incassa il voto ma accusa il colpo, e Berlusconi è costretto ad alzare la voce per nascondere le crepe che cominciano a formarsi con l’alleato leghista.

Dopo che ieri sera le telecamere de la7 hanno ascoltato il ministro Maroni pronunciare un sibillino “si vota a marzo”, oggi Umberto Bossi ha abbozzato, quasi negato e poi ammesso la difficoltà: “al primo errore si va a voto”, proprio mentre B. diceva “oggi la maggioranza è più forte”. In quel caso, se i sondaggi che vogliono la Lega in crescita fossero esatti, Berlusconi dovrebbe farei conti con un nuovo equilibrio di forze e l’alleato leghista assumerebbe un peso ancora maggiore.

Ma neanche il voto è una opzione così scontata. Il premier conosce la posizione in merito del presidente della Repubblica e sa che di fronte alla possibilità di varare una nuova legge elettorale, l’opposizione insieme a Futuro e Libertà – a quel punto sciolta da ogni vincolo – potrebbe trovare i numeri in Parlamento per far passare un governo tecnico e cambiare la legge elettorale.

Di qui lo show, e il premier che si aggrappa al racconto della sua Italia. Poi però l’intervento si chiude e fioccano le repliche. Belisario, Italia dei Valori, ricorda la spina Cosentino. L’Udc, un tempo alleato, smonta i cinque punti per voce di D’Alia e infila il dito nella piaga della “maggioranza lacera” e nella “crisi istituzionale”. Solo l’intervento di Bricolo della Lega sembra riportare l’aula per un momento ai sogni di B, ma ha l’effetto di ricordare a tutti che il presidente del Senato, come anticipato dall’Espresso, è indagato per mafia. “Il presidente ha dimostrato negli anni il suo impegno contro la mafia anche nella sua attività parlamentare. E questo è risaputo ed è un dato oggettivo che tutti possono verificare. Perciò gli schizzi di fango che qualcuno cerca di gettargli addosso non lo toccheranno”. Si torna all’ironia quando interviene Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd: “Benvenuto presidente, era da tempo che non la vedevamo, dal primo voto di fiducia. Ne abbiamo fatte tante nel frattempo”. Poi Finocchiaro ringrazia il “presidente fantasy”. Tocca a Gasparri e via via gli altri. Si vota. Finisce 174 a 129. Il governo va avanti, per oggi.