“Patacca”, “falso”, “confezionato ad arte da qualcuno molto vicino al premier”. Così dice il finiano Italo Bocchino del documento da Saint Lucia che incastrerebbe Giancarlo Tulliani. Al momento opportuno, diceva oggi, il nome del pataccaro si saprà.

Quel che è certo è che creare una patacca a nome del governo di Saint Lucia non è poi così difficile. Per creare la propria lettera “personale e riservata”, intestata ad un qualsiasi ufficio del governo basta andare sul sito della National Printing Corporation – www.slugovprintery.com – la stamperia che rifornisce ufficialmente il governo del paradiso fiscale di tutte le carte intestate, modelli, e persino stampa le leggi, e scaricare il corrispettivo form, disponibile in bassa risoluzione come in un qualsiasi campionario. Si trova qualsiasi cosa, anche il modello per dichiarare l’influenza al ministero della Sanità.

Quello dell’Attorney’s General’ con cui è stata scritta la lettera che incastra Fini, ad esempio, è disponibile a questo link. E’ il modello che viene fornito alle segreterie dei ministri, e, dicono da Saint Lucia, non è modificabile. “Siamo solo noi a stampare le carte ufficiali – spiega al telefono con il fattoquotidiano.it Junior Aimable, assistant accountant dell’azienda – non facciamo carte digitali e non mi ricordo che ci abbiano chiesto mai di cambiarle”.

Il dettaglio è rilevante e qualche newsgroup in rete lo aveva già notato. La carta pubblicata da Libero e da il Giornale infatti, differisce in alcuni preziosi particolari da quella ufficiale. Le due intestazioni sotto lo stemma statale, per cominciare, sono scritte con due caratteri diversi da quelli del modello. Ma il passaggio fondamentale è un altro e Aimable ce lo spiega involontariamente: se la NPC non fornisce carte digitali modificabili, perché sul documento pubblicato da Libero e da il Giornale compare un hyperlink sotto l’indirizzo di posta elettronica dell’ufficio del ministro? In una carta intestata, quella scritta non dovrebbe esserci. A rigor di logica questo significa solo una cosa: che il documento è stato composto al computer, ma non su quella carta.

di Fabio Amato e Chiara Avesani