Silvio Berlusconi si dice d’accordo all’introduzione di una norma che preveda l’incandidabilità per chi ha avuto problemi con la giustizia ma a una condizione: “Che il giudizio non sia dato da una certa magistratura, ma da un organo interno al nostro partito” (guarda il video). Purtroppo il premier non ha specificato chi sarà investito della responsabilità, sarà forse questa carenza d’informazione ad aver suggerito a Il Giornale di omettere integralmente il passaggio e a Libero di riferirlo alla “selezione del personale nel Pdl”.

Quale sarà “l’organo interno al nostro partito?”. A guardare la struttura del Pdl oggi i “giudici” potrebbero essere i coordinatori Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi. O gli ormai notissimi probiviri. Chi sono? Il Fatto Quotidiano riuscì a individuarli quando, a fine luglio, tutti ne parlavano e nessuno sapeva chi fossero. “La commissione è un rebus: un organo che non si è mai riunito, composto da membri messi lì chissà da chi. Probiviri spesso sconosciuti. Ma soprattutto frequentatori, dieci anni fa come oggi, di persone accusate di voler ricostruire una P2″.

Tra i probiviri c’è Vittorio Mathieu, filosofo, tra i fondatori di Forza Italia, membro dell’Opus Dei e della massoneria, già nel collegio dei probiviri di Forza Italia. Poi Guido Possa, ex venditore di scope elettriche porta a porta con Silvio Berlusconi, poi dirigente in Fininvest ed uomo di fiducia della prima ora di Forza Italia, deputato dal 1996. Altro “giudice” è Maria Teresa Armosino, presidente della provincia di Asti e deputato che non ha ritenuto necessario scegliere tra uno o l’altro incarico, conservandoli tranquillamente entrambi. Altro nome di spicco delle toghe di Arcore è Francesco Tofoni, ex Alleanza Nazionale, ex amministratore dellegato di Atm Servizi (azienda di trasporto pubblico milanese), molto amico di Ignazio La Russa e critico nei confronti di Fabio Granata. Tra i probiviri anche l’ex ministro Giuliano Urbani, tra i fondatori di Forza Italia e consigliere d’amministrazione della Rai. Questi sono solo cinque dei nove probiviri che potrebbero giudicare la legittimità o meno di un candidato sfiorato da reati come la corruzione.

Per il Cavaliere, comunque, non esiste una nuova tangentopoli. Lo ha detto sempre ieri alla festa dei giovani del Pdl ad Atreju. “I giornali della sinistra hanno messo in giro questa idea, ma non c’è nessuna Tangentopoli, nel nostro partito abbiamo individuato i mascalzoni e li abbiamo cacciati”. Nel Pdl non ci sono dunque corrotti né corruttori, secondo il presidente del Consiglio dei ministri. Che per questo non vede perché debbano esserci le intercettazioni. “Tutte le volte che allungo la mano sul telefono – ha detto – non mi sento di vivere in un paese civile in cui è garantita l’inviolabilità delle conversazioni”. Purtroppo il premier ha lasciato incompleto anche questo passaggio e non ha spiegato quali telefonate ha timore gli vengano intercettate.