La nascita di Futuro e Libertà in Trentino Alto Adige non ha creato scompiglio. Perché la situazione delle province autonome di Trento e Bolzano è già fin troppo contraddittoria, ingarbugliata e a tratti paradossale. Sin dalle strutture amministrative: la regione esiste solo formalmente ma non ha alcun potere legislativo, che è di competenza delle due province di Trento e di Bolzano. Eppure a livello regionale esistono addirittura tre Popoli delle libertà, più che in Sicilia. Il Pdl, il Pdl per il Trentino e il Pdl per l’Alto Adige. Nelle due province il numero uno dei finiani è il bolzanino Alessandro Urzì, ex Alleanza nazionale, che spiega come la scissione in consiglio regionale sia da attribuire all’ipercorrentismo del gruppo che fa riferimento a un altro ex An, l’onorevole Giorgio Holzmann, l’uomo di Maurizio Gasparri nel profondo Nord.

A Bolzano però, seppur fra mille tensioni, non si è ancora consumata la scissione all’interno del Pdl, tant’è che Urzì è ancora capogruppo del Popolo delle libertà in consiglio provinciale. Ma l’Alto Adige è una terra complessa oltreché bilingue, dove i cittadini del gruppo linguistico italiano non superano il 26% della popolazione. E la maggioranza assoluta in consiglio provinciale è detenuta storicamente dalla Sudtiroler Volkspartei, espressione della popolazione di lingua tedesca e apparentata, a livello nazionale, con il centrosinistra. Nell’altro campo la difesa dell’italianità e di Roma è sempre stato il terreno prima del Movimento sociale italiano, poi di An e infine del Pdl. Ma ora la frattura di Futuro e libertà per l’Italia ha sparigliato le carte, trasformando i falchi (Urzì) in colombe (Holzmann) e viceversa. Soprattutto nei difficili rapporti con la maggioranza linguistica tedesca. In Sud Tirolo il Pdl formalmente tiene solo grazie alla debolezza del gruppo linguistico italiano, “a livello locale abbiamo deciso di fare prevalere il buon senso – spiega Urzì – e di mantenere un’unità d’azione sulle tematiche locali”. Ciò non toglie che se Gianfranco Fini deciderà di costituire un partito vero e proprio i membri di Generazione Italia urleranno il proprio “presente” e costituiranno una formazione autonoma dal Pdl anche all’ombra delle Dolomiti. Per il momento però il contrasto maggiore sembra essere fra i sostenitori di Gasparri (Holzmann), e il resto del Pdl (finiani più berlusconiani). Una prova di questa inedita battaglia la si è avuta con le elezioni comunali di Merano (seconda città dell’Alto Adige) del 2009. Il Pdl aveva il suo candidato, ma i “gasparriani” hanno deciso di sostenere l’inedita lista “Alleanza per Merano” con un suo candidato, Carmelo Genovese. Il risultato è che le elezioni le ha ovviamente vinte la Volkspartei che oggi governa con il sostegno di un’alleanza a dir poco paradossale: Lega Nord, Italia dei Valori e il movimento di Gasparri-Holzmann.

Se in Sud Tirolo il centrodestra ha una base storica movimentista e post-fascista (basti pensare che negli anni ’80 il nero Msi era il partito più votato dalla comunità italiana), al contrario il Trentino ha una tradizione legata a doppio filo con la Democrazia cristiana. Il governatore della provincia autonoma, Lorenzo Dellai, è sostenuto da una maggioranza composta dal centrosinistra più l’Udc. Ed è uno dei fondatori di Alleanza per l’Italia assieme a Francesco Rutelli e Bruno Tabacci. A Trento e dintorni alla voce Popolo delle libertà si scrive non pervenuto. Il partito è affidato a un commissario esterno, l’onorevole Maurizio del Tenno, che è sì un montanaro, ma di Sondrio. In consiglio provinciale i consiglieri del centrodestra sono quattro, ma nessuno è espressione diretta di nessuna delle correnti del Popolo delle libertà. Il coordinatore di Generazione Italia, Andrea de Bertoldi, è un uomo del sottosegretario Adolfo Urso, ha costituito An nel ’94 (senza essere mai stato missino) e non vede l’ora di fondare il partito di Futuro e libertà per l’Italia. Quello che de Bertoldi non riesce a sopportare è la visione centralista e assolutista di Berlusconi che secondo lui è la causa di tutti i mali del centrodestra trentino. In effetti se ad esempio si guarda il consiglio comunale della seconda città della provincia, Rovereto, sembra che abbia pure ragione. I consiglieri del Pdl eletti nelle ultime elezioni, questa primavera, sono solo due. Erano quattro nel 2005 e sei nel 2000. Bertoldi, che ha presentato Generazione Italia poco più di un mese fa, è molto fiducioso per il futuro ed è convinto che in Trentino riuscirà “a fondare una destra europea al posto di quella sudamericana di Berlusconi”. Ed è anche pronto a governare la provincia assieme al cosiddetto terzo polo. Assieme ai rutelliani (e a Dellai), all’Udc e ai cattolici. Che in Trentino sono più che numerosi.

di Lorenzo Galeazzi