Per suonare a Verona, un artista deve essere politically correct. Sono le regole imposte dal sindaco leghista Flavio Tosi, che in un primo tempo aveva negato a Morgan la possibilità di esibirsi al teatro Romano. Motivo: l’ormai famosa intervista in cui dichiarava di fare uso di droghe. Intervista che già costò al cantante l’esclusione dall’ultimo festival di Sanremo. “E’ un modello diseducativo per i giovani”, aveva tuonato il sindaco nelle scorse settimane, per motivare la sua decisione. Ma dopo qualche giorno di botta e risposta, con il cantante che ha anche rivolto un appello ai veronesi invitandoli a diffidare del loro sindaco, alla fine anche Morgan ha firmato la resa. E si è allineato.

Oggi ha consegnato nelle mani del primo cittadino scaligero una lettera in cui afferma che “la musica e la creatività devono restare libere da qualsiasi condizionamento, compreso quello che deriva dall’uso di sostanze stupefacenti di qualsiasi tipo”. E ancora: “L’impegno di noi tutti è quello di costruire per i nostri figli un futuro veramente libero da tutte le droghe perché le attività artistiche sono più belle se realizzate e vissute senza l’effetto degli stupefacenti”. Può bastare per suonare a Verona? Forse. Morgan ha preferito aggiungere un’altra buona azione: non si è limitato alle parole, ma ha messo mano al portafogli (un’iniziativa che da queste parti vale più di mille discorsi). E ha annunciato che parte dell’incasso della serata organizzata nell’ambito della rassegna “Cantautori doc”, sarà utilizzato per attività di cura e prevenzione alla droga. Poi ancora un ringraziamento al sindaco e al suo staff “per l’atteggiamento di apertura verso la cultura”. Dopo quest’ultimo omaggio alla sensibilità culturale dell’amministrazione padana, ci sono davvero tutti i presupposti: si può suonare a Verona. Appuntamento il 15 settembre al teatro Romano.

“Ho fortemente voluto questo incontro per dare al cantante la possibilità di chiarire la sua posizione in merito al mondo della droga”, ha chiosato il sindaco Tosi, “ma soprattutto per lanciare un messaggio positivo ai giovani”. A completare il quadro (il quadretto), c’è l’intervento di Giovanni Serpelloni, capo del dipartimento delle politiche antidroga della presidenza del Consiglio: “Spero che per Morgan possa iniziare un nuovo percorso di vita e che sviluppi la piena consapevolezza, come traspare oggi dalle sue dichiarazioni, che sia l’arte che la vita quotidiana possano essere migliori senza alcun uso di droghe o abuso alcolico”. Tutto giusto, tutto bene. Solo una domanda. Dopo gli interventi televisivi a Porta a Porta, a Il Fatto del Giorno, e dopo decine di interviste e interventi di pubblica ammenda, che altro dovrà fare Morgan per evitare che un’intervista sulla sua vita personale segni quotidianamente ed eternamente la sua vita artistica?