Nei regimi è normale: la politica si fa a colpi di dossier, ricatti, intimidazioni. Oggi l’obiettivo del regime in Italia è distruggere Gianfranco Fini, che ha osato contraddire il satrapo anziano e rompere dall’interno il fronte dell’obbedienza coreana, obbligatoria dentro il Pdl. Va subito fermato, prima che altri seguano il suo esempio e la crepa si allarghi, fino a far crollare la diga (come dicevano altri, “punirne uno per educarne cento”). Ecco dunque un gran lavorio estivo sulla casa di Montecarlo.

Uno stuolo di persone è all’opera, da tempo, per trovare qualcosa che renda Fini un’anatra zoppa. Lo avevano annunciato: già nel settembre del 2009 il direttore del Giornale Vittorio Feltri aveva minacciato di andare a ripescare dossier sul presidente della Camera (anche se allora faceva riferimento a inchieste su comportamenti sessuali). “Fini ricordi anche che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio”, scriveva Feltri. “Specialmente se le inchieste giudiziarie si basano sui teoremi. Perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. È sufficiente – per dire – ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza nazionale per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme”.

Più recentemente, il parlamentare Pdl Giorgio Stracquadanio ha detto chiaramente al Fatto quotidiano che Fini meritava un “trattamento Boffo”. Poi è partita l’offensiva sulla casa di Montecarlo. Le notizie, naturalmente, vanno sempre date e benvenga il lavoro giornalistico di chi racconta vicende e fatti che coinvolgono uomini pubblici e cariche istituzionali. Senza sconti per nessuno. Ma è evidente anche ai bambini che in questo caso siamo di fronte a una campagna orchestrata. Giornali di proprietà della famiglia Berlusconi usati come una clava contro i suoi personali nemici. Giornalisti che scoprono il gusto dell’inchiesta solo quando devono colpire gli avversari del loro padrone.

Sullo sfondo, manovre ancora opache. Un deputato vicino a Fini, Carmelo Briguglio, membro del Copasir (il comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti) dichiara al Fatto che “ci sono stati colleghi parlamentari di area finiana che sono stati spiati e filmati da pezzi deviati dei servizi”, i quali “organizzano pedinamenti dei parlamentari non graditi, confezionano dossier”. Un ex avvocato di Luciano Gaucci, Vincenzo Montone, racconta, sempre al Fatto, di essere stato scavalcato nelle cause che riguardavano Elisabetta Tulliani, fidanzata di Fini ed ex di Gaucci, da un altro avvocato, Alessandro Sammarco, legale di Cesare Previti e Marcello Dell’Utri, oltre che di Silvio Berlusconi. Con l’inquietante intromissione nella vicenda del notaio Michele Di Ciommo, grande amico di Previti, già condannato per affari realizzati con Giuseppe Ciarrapico e in passato vicino ai boss della Magliana.

Certamente, dunque, sono da mesi al lavoro professionisti della disinformazione e del dossieraggio, avvocati, notai, giornalisti… Forse anche pezzi di apparati dello Stato – come ai bei tempi di Niccolò Pollari, Pio Pompa e Renato “Betulla” Farina – sono utilizzati per raccogliere informazioni e dossier non sui nemici dello Stato, ma sugli avversari politici del presidente del Consiglio pro tempore. Fango di Stato, da aggiungere ai dossier prodotti in casa, nelle redazioni degli house organ di regime e negli studi dei professionisti assoldati dal satrapo.

Già durante la Bicamerale, il magistrato Gherardo Colombo dipinse l’Italia come la “Repubblica dei ricatti”. E Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, rivendicò che per fare politica in questo paese bisogna “essere ricattabili”. Nel momento supremo della crisi del berlusconismo, il regime tenta il tutto per tutto. Chi ha immensi conflitti d’interessi cerca d’inchiodare i portatori di piccoli conflitti d’interessi. Chi ha scippato la villa a un’orfana, come dice Alexander Stille, punta il dito sui maneggi certo poco edificanti attorno a un appartamento di partito a Montecarlo. L’Italia si riconferma come il paese dei ricatti, dove verità e menzogna, leggerezze e falsità si mescolano, amplificate da un sistema dell’informazione omertoso e servile, e diventano una micidiale arma politica.