O Berlusconi e Fini si chiariscono o si andrà a una rottura che sarà traumatica: Italo Bocchino lancia l’ultimatum al termine di una giornata di duro scontro tra il presidente della Camera, che si è scagliato contro Verdini, e il Pdl che ha fatto quadrato in difesa del coordinatore plurindagato. Bocchino ha spiegato che “se si scatena la guerra” contro i finiani ci “sarà una reazione” ma “dal partito non ci possono cacciare, non possono espellere Fini e noi non ce ne andremo. O pace o guerra: nessuna separazione consensuale”.

Gianfranco Fini nel pomeriggio di ieri si era scagliato contro il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, indagato, fra l’altro, nell’inchiesta della nuova P2. Il presidente della Camera ha giudicato come inopportuno che un indagato mantenga gli incarichi nel partito. Ma ne ha anche per Nicola Cosentino, dimessosi da sottosegretario ma non da coordinatore campano del Pdl. Scelta, questa, che Fini dice di “non aver compreso”.  Il presidente della Camera si scaglia anche contro la manovra finanziaria, “che rischia di danneggiare il sud”, e sui provvedimenti adottati dalla maggioranza dice: “Le leggi non possono essere fatte per compiacere gli elettori né per tutelare i furbi o rappresentare un salvacondotto”.

La risposta arriva dal diretto interessato in tarda serata. A mezzanotte passata, al termine dell’interrogatorio di oltre nove ore, Verdini rimanda le accuse al mittente: “La richiesta di Fini è una richiesta largamente impropria e penso di non aver alcun motivo di dimettermi”.

Ieri i vertici del Pdl avevano fatto quadrato attorno al coordinatore nazionale, attaccando Fini. Ignazio La Russa lo aveva invitato “a lasciare la presidenza e scegliere un altro incarico”. Sandro Bondi rimarcava che l’ex leader di An “viene meno al suo ruolo istituzionale”. E Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, bollava come “dipietrista” l’atteggiamento “antigarantista” di Fini.

In serata da Palazzo Chigi arriva una nota: il premier non commenterà le parole di Fini. “Si avverte che il Presidente Berlusconi non ha fatto né farà alcun commento sulle dichiarazioni del Presidente Fini. Questo suggerimento tiene conto del tradizionale florilegio di frasi e di giudizi mai pronunciati che accompagna queste vicende e che rischiamo di trovarci stasera sulle agenzie di stampa e domani sui giornali”.

Intanto a carico di Denis Verdini spunta una nuova accusa: a Firenze il coordinatore del Pdl è indagato anche nell’indagine sui rapporti economici finanziari tra il Credito cooperativo fiorentino e la Baldassini Tognozzi Pontello. L’ipotesi di reato è mendacio bancario. Verdini, dal primo pomeriggio, è di fronte ai magistati della procura di Roma. E’ indagato assieme a Marcello dell’Utri, Flavio Carboni e Massimo Lombardi per violazione della legge sulla costituzione di società segrete nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta nuova P2. Verdini è indagato anche nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per l’eolico.

Tutto per una dichiarazione rilasciata dal presidente della Camera. “La difesa della legalità deve essere una bandiera dell’azione politica del Pdl. In questo senso occorre distinguere la giusta tutela del garantismo, perché si è innocenti fino al terzo grado, dall’opportunità, in certi casi, di continuare a mantenere incarichi politici quando si è indagati”, ha detto Fini in collegamento telefonico con la convention campana dei circoli di Generazione Italia.

Fini ha inoltre commentato le reazioni da parte del Pdl alle dichiarazioni di Fabio Granata, per il quale il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, ha chiesto l’espulsione dal partito. Dice Fini:  “Quando si pone la questione morale non si può essere considerati dei provocatori e non si può reagire con anatemi o minacciando espulsioni che non appartengono alla storia di un grande partito liberale di massa”.