Era stato invitato alla festa della regina insieme ad altri 8.000 ospiti. Ma il bando è scattato solo per lui. Quando Nick Griffin, europarlamentare e leader del neofascista British National Party (BNP), si è presentato all’ingresso di Buckingham Palace, si è visto semplicemente negare l’entrata. La ragione del rifiuto? Griffin avrebbe potuto usare l’occasione dell’annuale “garden party” per finalità politiche. Ovvero per farsi pubblicità.

Già l’anno scorso il tenace leader dell’estrema destra aveva cercato invano di introdursi a palazzo in qualità di amico di un consigliere comunale del suo partito. Quando finalmente a metà giugno di quest’anno era stato ufficialmente convocato, non gli sembrava vero di poter annunciare la “svolta altamente simbolica”, percepita quasi come uno sdoganamento del movimento neofascista. Griffin aveva espresso il suo entusiasmo davanti ai microfoni televisivi di GMTV. Sul sito del partito aveva chiesto ai militanti di inviare email con domande da porre alla sovrana. Se mai fra un sandwich guarnito di britannica mostarda e un tè coloniale, si fosse trovato a tu per tu con la regina, non si sarebbe certamente sottratto ad una conversazione tutta all’insegna del patriottismo.

Invece all’ultimo minuto è arrivato il diniego, subito bollato da Griffin come “assolutamente oltraggioso”. Buckingham Palace ha ricordato di aver convocato il politico in veste di parlamentare europeo e che il rifiuto è motivato “dall’uso aperto dell’invito personale per motivazioni politiche espresse attraverso i media”. Il linguaggio forbito non può nascondere però le polemiche che si erano sollevate più di un mese fa all’annuncio della presenza di Griffin. Il commento più duro era arrivato dalla parlamentare laburista Margaret Hodge: “Sto male a pensare che ci si possa assicurare un posto sono perché si è scelti dagli elettori. La miglior cosa da fare con il BNP è batterlo alle elezioni, come abbiamo fatto noi”, aveva dichiarato la Hodge, riferendosi alla sconfitta del BNP da parte dei laburisti a Barking, quartiere di tradizione operaia ai margini di Londra.

Benché fermo all’1,9% e rimasto fuori dal parlamento nazionale con le ultime elezioni, il BNP viene percepito da molti britannici come un pericolo per la democrazia a causa delle sue idee nazionaliste e razziste. Le sue radici ideologiche si rifanno direttamente al movimento fascista d’oltremanica, sorto negli anni 30. Solo nella passata primavera e in seguito alle ingiunzioni dell’autorità giudiziaria, il partito ha tolto dal suo statuto la clausola del “ripristino della composizione bianca e caucasica (sic) della popolazione britannica”. Il BNP ha dovuto formalmente modificare il divieto di iscrizione per persone di etnia asiatica o africana, anche se la mossa non è stata giudicata sufficiente ad accreditarsi come formazione politica democratica.

Amico di vecchia data di Roberto Fiore, Nick Griffin è il leader del partito dal 1999. Sempre attento all’impatto mediatico, Griffin è riuscito con indiscussa abilità comunicativa ad approdare come ospite in un programma serale della BBC per la prima volta nell’ottobre 2009, suscitando un violento dibattito tra favorevoli e contrari alla sua presenza televisiva. Sebbene pronto a condannare come illiberale chi gli impedisce di propagare le sue opinioni razziste, Griffin non sembra al contrario andarci leggero quando la stampa si interessa a lui. Come è accaduto all’ultima assemblea del partito, in cui un giornalista del Times è stato ferito e cacciato a forza.

Intanto, la promessa di portare il primo eletto al parlamento nazionale non è stata mantenuta, e Griffin ha promesso di lasciare la guida del partito entro il 2013. Un leader a termine, ma che continua a far parlare di sé.