La mafia esiste. Almeno per oggi. Dopo 18 anni esatti dalla strage di via D’Amelio, dove perse la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque uomini della scorta, i leader del Pdl scoprono che la criminalità organizzata è una realtà e va combattuta. Manca all’appello Marcello Dell’Utri, che ritiene Mangano un eroe, ma almeno il suo socio fondatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi, oggi ricorda Borsellino definendolo “un esempio di dedizione allo Stato e di lotta all’illegalità”. Non un eroe, ma un uomo che ha “compiuto un sacrificio”.

Dal silenzio s’è destata anche Letizia Moratti, sindaco di quella Milano che appena una settimana fa si è vista riconoscere la capitale della ‘ndrangheta nel nord. E il primo cittadino, a differenza del premier, la cita pure, la mafia. “Il Comune di Milano ha fatto della lotta alla mafia, alla corruzione e al malaffare, una priorità”. Una dichiarazione d’intenti. Forse resa necessaria anche dalle parole del Capo dello Stato che oggi ha inviato un messaggio ad Agnese Borsellino, vedova del giudice, invocando “nuove indagini affinché si faccia piena luce sulla stagione delle stragi”, ha scritto Giorgio Napolitano.

Il guardasigilli Alfano ha garantito che “l’impegno per l’accertamento della verità non è mai mancato”, ma pesa maggiormente l’analisi di Beppe Pisanu, oggi presidente della Commissione nazionale antimafia, deputato dal 1972, ex ministro degli Interni. Sulla strage di via D’Amelio “ci sono stati troppi silenzi e in altri casi, parole pronunciate per confondere e non per chiarire”, dice Pisanu. Che ricorda come “un paese che non fa luce sulle vicende travagliate del passato, prima o poi sarà costretto a riviverle. Per questo bisogna rendere giustizia agli eroi”. Sì, Pisanu definisce “eroe” Paolo Borsellino. E allora forse vale la pena ricordare come il giudice affrontava il suo impegno, mettendo in conto anche un suo possibile omicidio. “Mi uccideranno – disse – ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”. Parole dell’eroe Paolo Borsellino, assassinato in via D’Amelio il 19 luglio 1992 per mano della mafia su mandato ancora ignoto.