MILANO – Nelle piccole amministrazioni locali la politica è spesso molle: non sa farsi argine contro il dilagare del potere mafioso. Al sud come al nord. La vicenda di Davide Valìa, assessore a Pero, in provincia di Milano, è un esempio di questo fenomeno. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, benché non indagato, Valìa sarebbe stato un interlocutore politico utile alla ‘ndrangheta per fare affari in Lombardia in vista di Expo 2015. Nell’ordinanza dell’ultima importante operazione della Dda di Milano, che lo scorso primo luglio ha portato in carcere 15 tra appartenenti e sodali al clan Valle con l’accusa di associazione mafiosa, usura, estorsione e intestazione fittizia di beni, il suo nome compare nelle ultime pagine. Che però raccontano un passaggio cruciale degli affari di un clan capace di dialogare con la politica per ricavarne favori.

“Quello che importa non è che Valìa abbia commesso specifici reati di corruzione o di qualsiasi altra natura – scrive il gip Giuseppe Gennari – quello che importa è la capacità dei Valle di fare sistema, di entrare in rapporti di scambio con una serie di personaggi (comunque a volerla leggere bene, quantomeno assolutamente privi di scrupoli) che permettono alla famiglia di trarre vantaggi sempre nuovi e possibilità di guadagno sempre ulteriori”. E uno di questi personaggi “privi di scrupoli” sarebbe proprio l’assessore all’Organizzazione e ai Servizi demografici del comune di Pero, il quale “inequivocabilmente” si sarebbe interessato per la concessione della licenza necessaria all’apertura di un “mini casinò”, una discoteca e altre attività di ristorazione tanto care sia a Fortunato Valle, figlio del capo famiglia don Ciccio, che al suo socio d’affari Adolfo Mandelli. Quanto i due, Valle e Mandelli, facessero affidamento sull’assessore è evidente da un’intercettazione telefonica in cui quest’ultimo, commentando l’arrivo della licenza si lascia scappare: “Minchia, meglio di Davide che è a Pero… cosa dobbiamo avere”.

La polizia ha eseguito una perquisizione in casa di Valìa, ma l’assessore, lo ripetiamo, non è indagato. Nel suo caso, però, una certa leggerezza ritorna, come un vizio duro a morire. Non è infatti la prima volta che gli inquirenti incontrano il suo nome: già nel 2008 i carabinieri del Noe hanno perquisito la sua abitazione, nell’ambito di un’operazione contro un’organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti che aveva realizzato nel comune di Pero una gigantesca discarica abusiva, ricoprendola poi di terriccio. Cinquantamila metri cubi di oli esausti e scarti inquinanti che aspettano ancora di essere bonificati.

In quel frangente era stata l’allora sindaco di Pero, Angela Fioroni, a segnalare agli inquirenti le pressioni dell’allora consigliere di minoranza Valìa sull’ufficio tecnico, perché venisse approvata la richiesta della ditta Globo Ambiente srl che chiedeva di insediare nel territorio un’attività di smaltimento rifiuti. Anche in quel caso si trattava di affari in odor di mafia. Titolari della ditta erano infatti Antonino Marras, vecchia conoscenza degli investigatori, sua moglie Natalina Taschin e Alessandro Di Tolve, anche lui pregiudicato. Marras era già noto alle forze dell’ordine non solo in quanto pregiudicato ma anche perché nel 2008 le sue ruspe, pronte a realizzare il parcheggio sotterraneo di Piazza Meda a Milano, erano state bloccate da un’informativa del prefetto di Como che parlava di “contiguità della società con ambienti criminali” e di rischio di infiltrazione mafiosa. Dei tre, accusati nel 2007 della realizzazione, in concorso tra loro, di un deposito illegale di rifiuti speciali e opere edilizie abusive in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, Taschin e Di Tolve hanno patteggiato mentre Marras, avendo scelto le vie della giustizia ordinaria, è ancora sotto processo davanti alla decima sezione del tribunale di Milano presieduta da Nicoletta Gandus. Intanto l’ex sindaco di Pero, Fioroni, si è beccata la primavera scorsa due bottiglie incendiarie contro l’abitazione: episodio su cui non è mai stata fatta chiarezza ma che lei ha così commentato al mensile Narcomafie: “Io dico che con la mafia non si può stare nel mezzo, o sei contro o sei dalla sua parte”.

di Elena Ciccarello