“La degenerazione è arrivata al livello di guardia, Verdini faccia come Brancher”. Sempre più confusione nel Pdl dopo le dichiarazioni rese del finiano Italo Bocchino alla Stampa. Per tutta la giornata, finiani e berlusconiani se le sono date di santa ragione a mezzo stampa, aprendo una crepa dopo l’altra nella maggioranza. “Dal punto di vista politico c’è un enorme problema di opportunita’ – aveva esordito Bocchino – che il premier non puo’ far finta di non vedere. Il Berlusconi ‘ghe pensi mi’ come ha risolto il caso Brancher così deve risolvere il caso Verdini. La cosa davvero preoccupante è il risvolto di malcostume nel partito. C’è un problema della classe dirigente del Pdl, che non riesce a interpretare il progetto originario di Berlusconi e Fini. La degenerazione è arrivata a livelli di guardia”. Con Bocchino anche un altro finiano, Della Vedova, ha chiesto “chiarimenti” al coordinatore Pdl.

Con l’unico risultato, al momento, di inacidire gli animi dell’ala berlusconiana più lealista e integralista. Per tutti, il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, che ha indirettamente invitato Bocchino a “tacere”: “In certi casi è sempre più dignitoso  – ha detto il ministro – piuttosto che esprimere giudizi affrettati ed ergersi a rappresentanti di metodi giustizialisti. Attaccare il coordinatore nazionale del Pdl sulla base di accuse che non hanno fondamento e che servono solo a gettare fango senza che ci sia stato il minimo vaglio processuale, è grave, strumentale e sospetto. A Verdini va la mia personale solidarietà e, ne sono certa, quella di tutti coloro che in questi anni hanno condotto battaglie contro l’uso politico della giustizia”. Pazienza che Verdini sia indagato per gli appalti dell’eolico e per associazione segreta, il Pdl, ricordano Bondi e La Russa, non ha nella sua “cultura il giustizialismo né la condanna preventiva”. Ergo, se Bocchino dice che il re (o il vicere) è nudo, è lui che sbaglia, parola di Cirielli; “Se avesse un minimo di coerenza, si dovrebbe dimettere, perché il suo unico obiettivo è distruggere l’immagine del Partito”.

Intanto, gli affari della nuova P2, o P3 come è stata ribattezzata, hanno superato gli schieramenti politici fino a stimolare un intervento diretto della associazione magistrati, decisamente preoccupata per ciò che accade anche all’interno dei suoi ranghi: “Il tema della questione morale non ammette indugi e tentennamenti. Non vogliamo magistrati contigui al potente di turno e vicini ai comitati d’affari.  Vogliamo, invece, magistrati indipendenti e integri la cui attività si affermi nelle aule di giustizia e non nei salotti”. Parole del presidente dell’Anm Luca Palamara e del segretario generale Giuseppe Cascini, chiamati a commentare le ultime evoluzioni delle indagini: “Il clima di inquinamento e di condizionamento che emerge dagli atti – proseguono – è allarmante. Chiediamo alle istituzioni competenti di intervenire con prontezza e rigore”.