Giuseppe Scopelliti si offende, di fronte alla telecamera de ilfattoquoitidiano.it strepita, respinge, vaneggia di provocazioni e lobby, ma non chiarisce.

Non dice una parola di chiarimento sulla sua partecipazione a quel ricevimento dove, insieme ad altri politici suoi amici, c’erano esponenti della ‘ndrangheta di Reggio Calabria e imprenditori di riferimento dei boss. Meno che mai, l’onorevole governatore della Calabria, chiede scusa ai calabresi che lo hanno votato per quelle sue imbarazzanti frequentazioni. Allora conviene riassumere i fatti, quelli che il nostro giornale ha pubblicato ormai da giorni senza mai ricevere la benché minima smentita.

C’è un rapporto del Ros dei Carabinieri, in buona parte finito nell’ultima inchiesta della Procura antimafia di Reggio Calabria (“Meta”) nel quale si parla delle mani della ‘ndrangheta sulle istituzioni di Reggio, il Comune in primo luogo, che racconta di un famoso ricevimento. E’ il 15 ottobre 2006, nel ristorante Villa La Fenice si festeggiano i 50 anni di matrimonio dei genitori dei fratelli Barbieri, Vincenzo e Domenico.

I carabinieri stanno già indagando sui rapporti tra i Barbieri e la ‘ndrangheta, vogliono sapere chi partecipa a quel fastoso banchetto e annotano le targhe delle auto parcheggiate nei pressi del ristorante. Ce ne sono tante, alcune intestate a mafiosi, altre a politici, altre ancora a tecnici e funzionari, c’è anche la “Lancia K color grigio chiara targata xzxzxz e intestata alla Questura di Roma, Ufficio automezzi, con lampeggiante sul tetto in dotazione alle Forze dell’Ordine e solitamente usata dal sindaco”. Sono le 13,55, alle 14,57, l’auto della Polizia di Stato ha già lasciato il ristorante.

Per chiarire le idee all’onorevole Scopelliti sulla qualità dei suoi ospiti e dei partecipanti al banchetto è utile ricordare chi erano gli organizzatori e chi c’era quel giorno a brindare. I fratelli Barbieri, scrivono i magistrati dell’antimafia di Reggio, “sono imprenditori al servizio della cosca operanti non secondo logiche di libero mercato, ma nel rispetto delle dinamiche oligopolistiche di tipo mafioso”. Domenico Barbieri, detto Mimmo, finito in carcere nell’ambito dell’operazione “Meta” è considerato “contiguo al gruppo criminale facente capo ad Antonino Imerti ed ai fratelli Buda egemoni nell’area di Villa San Giovanni”. Mimmo Barbieri ha anche contatti con le cosche della Piana di Gioia Tauro, con i Pesce di Rosarno, in modo particolare.

“Il Barbieri – si legge ancora nelle carte dell’inchiesta – unitamente ai fratelli Vincenzo e Carmelo, mantenevano stretti contatti con il pregiudicato Cosimo Alvaro, appartenente alla omonima famiglia di Sinopoli, e che proprio i fratelli Barbieri, per un periodo di tempo avevano gestito la latitanza di Carmine Alvaro, fratello di Cosimo”. Insomma, alta mafia, famiglie che contano nella geografia della ‘ndrangheta reggina. Chi fosse Barbieri a Reggio lo sapevano pure le pietre del corso principale. Favoreggiatore del latitante Alvaro (che si sottrae alla giustizia dal 30 marzo 1999 al 13 febbraio 2002), fermato più volte in compagnia di mafiosi, imprenditore di riferimento delle cosche. Ma chi c’era a quel ricevimento? Cosimo Alvaro e i suoi fratelli, tutti pregiudicati, notano i carabinieri, nonché il consigliere comunale del Pdl Manlio Flesca e Pasquale Buda, membro della cosca Imerti.

Nel 1986, Buda, già condannato per associazione mafiosa nel maxiprocesso “Olimpia”, viene ferito in un attentato ai danni del suo boss Antonino Imerti detto “Nano feroce”. Questi erano i commensali e gli ospiti dell’onorevole Giuseppe Scopelliti. Questo hanno scritto i carabinieri nel loro rapporto su quella strana giornata dove i carabinieri pedinavano la Polizia. Certamente gli agenti di scorta all’allora sindaco di Reggio avranno preso nota pure loro di quelle strane presenze e certamente esisterà una dettagliata relazione. In genere si fa così.