Se per Daniela Santanchè pure il mafioso ha diritto alla sua privacy, per la Regione Campania pure il consigliere condannato e sospeso dalla carica ha diritto al suo stipendio. Pazienza se si tratta di soldi intascati per fare niente di niente. Bei soldini, peraltro: la metà dell’indennità di carica, pari a circa 5.400 euro lordi mensili. Cifre che verranno intascate dai due consiglieri eletti nel centrodestra guidato dal governatore Stefano Caldoro, ma sospesi dal governo Berlusconi in applicazione di una legge nazionale perché condannati per reati che prevedono l’istituto del congelamento dalla carica anche in assenza di sentenze definitive. Si tratta di Roberto Conte (Alleanza di Popolo), 2 anni e 8 mesi in primo grado per concorso esterno in associazione camorrista, accusato di aver stretto un patto con il clan dei Misso ricevendone sostegno alle elezioni campane del 2000, e Alberico Gambino (Pdl), 1 anno e 5 mesi in appello per peculato dovuto all’uso improprio della carta di credito del Comune di Pagani (Salerno), di cui era sindaco.

La notizia arriva dal palazzone dell’isola F 13 del Centro Direzionale di Napoli, sede istituzionale del consiglio regionale della Campania. Ed è nascosta nelle pieghe di un ordine del giorno dell’assemblea che riporta in maniera burocratica la normativa di riferimento: l’articolo 29 della legge regionale 13 del 1996. Senza il passaggio in aula, l’operazione sarebbe avvenuta in silenzio. In base a questa vecchia legge regionale, il consiglio non può far altro che deliberare l’assegno, e trasmettere l’atto all’ufficio dell’economato affinché provveda a produrre i cedolini e inoltrare i bonifici. Non solo. La legge prevede che in caso di assoluzione definitiva, i sospesi oltre ad essere reintegrati in carica potranno reclamare “con riferimento al periodo di sospensione, l’intera indennità di carica, detratto l’assegno già corrisposto”. In pratica, Conte (nella foto in alto) e Gambino riceverebbero gli arretrati. Nel frattempo, vengono pagati con indennità piena i consiglieri ‘sostituti’, ovvero i primi dei non eletti nelle liste Adp di Napoli e Pdl di Salerno, Carmine Sommese e Monica Paolino. I quali, ovviamente, in caso di reintegro dei sospesi, non saranno tenuti a restituire nulla.

La campagna elettorale delle regionali campane fu infarcita di polemiche per la presenza nelle liste Pdl e dei suoi alleati di inquisiti, pregiudicati, rinviati a giudizio. L’emorragia di decine di migliaia di euro di denaro pubblico per stipendiare persone costrette per decreto all’inattività, è una delle conseguenze di quelle scelte. Conte e Gambino già nel 2009 erano stati sospesi da consigliere regionale e da sindaco, ma la circostanza non fu ritenuta un ostacolo alle loro candidature. E tuttora non si è alzata una voce che chieda l’abrogazione di una legge strampalata che premia i condannati e danneggia le casse della Campania.