Anche al tempo del regime fascista gli italiani che volevano sapere la verità potevano cercarla sui giornali stranieri. Ma non ne erano affatto contenti. Lo scriveva Indro Montanelli nel 2001, rispondendo a un lettore del Corriere. La censura trova sempre i suoi antidoti e oggi il rimedio potrebbe arrivare proprio dai giornali stranieri. Miguel Mora, corrispondente del Paìs da Roma, è in Italia dal 2008: l’anno scorso fu protagonista di un indimenticabile duetto alla Maddalena con Berlusconi, notoriamente poco abituato alle domande dei giornalisti. Nel caso si trattava dell’affare D’Addario: Mora gli chiese se non aveva preso in considerazione l’ipotesi di dimettersi.

I giornali degli altri Paesi daranno asilo politico alle notizie italiane, se questo bavaglio dovesse diventare legge?

Io ho ancora delle speranze. Spero che qualcosa succeda: se l’Europa protestasse o se il presidente della Repubblica decidesse il rinvio alle Camere. Forse non tutto è perduto, anche se Berlusconi mi sembra molto determinato. È un problema europeo e internazionale, non italiano. L’Italia ha una legislazione antimafia molto efficace, che altri Stati non hanno: se dovesse essere toccata, le conseguenze saranno terribili anche per gli altri Paesi. Ci saranno comunque giornali europei, e non solo, disposti a ospitare le notizie che il regime berlusconiano ha censurato.

Ha detto “regime”.

L’Italia è in un regime mediatico da anni. L’uomo che controlla l’80 per cento delle televisioni e ha interessi ovunque – dal calcio alla pubblicità – è il presidente del Consiglio. Se non è una dittatura è un regime populista-aziendalista. Questa legge è una spinta ulteriore verso una società meno informata e una magistratura indebolita nella lotta alla criminalità. È inquietante, ma è la conseguenza logica della politica di questi anni.

Perché l’Europa non fa nulla?

E perché l’Italia ha permesso a Berlusconi di essere eleggibile? L’Europa è un’unione monetaria, non politica. In Spagna, ma anche in Francia, abbiamo avuto fenomeni simili a Berlusconi: ma sono stati arginati. Perché gli anticorpi democratici di questi Paesi li hanno rifiutati. La responsabilità è di chi non l’ha fermato. È vero che in quel momento – nel ‘94 – c’era un grande caos nella politica italiana, ma doveva essere stabilita una soglia democratica da non valicare. La responsabilità dell’Europa c’è, ma c’è anche quella della sinistra italiana. Che è entrata in questo gioco, o perché ha pensato che fosse strumentale o perché non era in grado di governare.

Come ha reagito Zapatero all’abbandono di Berlusconi in conferenza stampa?

Era esterrefatto: è la seconda volta che gli fa uno show, dopo quello della Maddalena l’anno scorso.

Napolitano ha detto: “I professionisti della richiesta al presidente della Repubblica di non firmare spesso parlano a vanvera”. Crede che firmerà il bavaglio?

Non firmare creerebbe un conflitto tra le istituzioni. Io credo che lui sarà onesto: se troverà aspetti di incostituzionalità, rinvierà alle Camere. Non capisco però questa frase sul “parlare a vanvera”. Se esiste questa possibilità perché non utilizzarla? Forse voleva solo dire, lasciatemi fare il mio lavoro in pace.

Forse non è il momento di andare per il sottile: si è parlato anche di inserire la pena detentiva per gli editori.

È una cosa inaudita. C’è un abuso di intercettazioni inutili. Questo è un problema che però si risolve in due minuti. Dietro c’è la volontà di punire la stampa e i magistrati, i nemici giurati di Berlusconi. Ma giornalisti e magistrati sono anche due importanti protagonisti dei regimi democratici.

Il premier ha definito la stampa italiana anche troppo libera…

C’è un grande coraggio in alcuni quotidiani e in alcuni programmi televisivi. Sono gli eroi del giornalismo italiano. Ma sono un’eccezione. Tutti gli altri temono per il loro stipendio.

Da il Fatto Quotidiano dell’11 giugno