“Ah, terra salata terra bruciata, abisso di dolore, spazzata dai venti tu non puoi parlare, ah come un illuso io vorrei che fosse vero, che ogni mano che apre il tuo ventre fossi tu a partorirla”. Sono versi in musica del sardo-abruzzese Ivan Graziani, di oltre trent’anni fa. Dopo esserci fatti occupare la terra da servitù militari e carcerarie e poligoni di tiro, le coste da villaggi vacanze e speculatori edili di varia provenienza, in attesa di farci regalare una centrale nucleare o un deposito di scorie, stiamo rischiando di farci depredare anche del vento. Ci vogliono fottere l’aria in movimento.

Probabilmente il compianto cantautore non era in grado di prevedere (quando il disco uscì, Calvi non era ancora stato trovato impiccato sotto un ponte a Londra) che la mano che avrebbe tentato di imbrigliare il vento che spazza l’isola sarebbe stata quella di Flavio Carboni, nato a Terralba, provincia di Oristano, 78 anni fa. E al noto Carboni, oltre che a Denis Verdini, riporta l’indagine che oggi coinvolge il governatore Cappellacci indagato per corruzione e abuso d’ufficio in relazione a vicende connesse con il business dell’eolico. Par di comprendere che proprio a Carboni premesse la nomina di certo Ignazio Farris alla guida dell’ARPAS, l’agenzia regionale per l’ambiente, e che dietro suo consiglio, oltre che per i buoni uffici di Verdini, Cappellacci lo avrebbe effettivamente nominato. Come dire: devo investire in Sardegna “nell’ambiente”, voglio scegliermi almeno uno degli interlocutori, non posso mica interloquire con il primo venuto. Voglio muovermi nel mio ambiente, insomma. Accettare raccomandazioni da chi è stato coinvolto in varie vicende connesse alla P2 e processato, sebbene ad oggi assolto, per reati da ergastolo, è un esercizio quantomeno azzardato per un governatore. E se anche il consigliere in questione è sardo non è un’esimente.

Non può certo dirsi che l’indagine giunga come un fulmine a ciel sereno, né che tutti dormissero. Già il 3 dicembre del 2009 fu presentata al consiglio regionale la mozione n. 31, ispirata dal movimento indipendentista IRS (il cui leader storico Gavino Sale ha battuto per anni sul tema ) e portata all’attenzione dell’istituzione dai consiglieri regionali di IdV, PdCi, Sel e Rossomori che mirava a sollevare il velo sulle vicende poco chiare che ruotano intorno all’eolico. È il passaggio da un primo periodo piuttosto naïf dell’assalto al vento della Sardegna e al suo paesaggio, alla fase 2: lo sfruttamento su larga scala di una risorsa comune a fine di produzione di profitto, da parte di entità ancora da verificare, con il concorso della politica amica.

Prima si poteva vendere al popolo la favoletta dell’energia pulita sotto ogni campanile, nonostante il piano energetico regionale della giunta Soru. Oggi il governatore voluto fortemente e condotto alla vittoria da Berlusconi, è sotto la lente d’ingrandimento della magistratura inquirente – nella quale ieri ha detto di avere la massima fiducia – a causa di discutibili frequentazioni e pericolosi consigli. L’altissimo sponsor ultimamente ha già abbastanza grattacapi tra ministri, sottosegretari e protettori civili indagati per potersi permettere un altro guaio, per giunta a carico di un governatore per la cui candidatura ed elezione è stato determinante, come tutti i sardi sanno. Un anno e mezzo fa Berlusconi conduceva in prima persona la campagna elettorale regionale per il suo pupillo e aveva lasciato intendere che la Sardegna era cosa sua. Preferiremmo pensare che Verdini, o Carboni o chi per loro non abbiano avuto a dire al governatore Cappellacci, con gli ipotizzati buoni consigli, “il vento è cosa nostra”. Chi semina vento però, sappiamo bene cosa raccoglie.

Di Elias Vacca

Da Il Fatto Quotidiano del 16/05/2010