L’appartamento è davvero un gioiello. Dal terrazzo di casa Scajola sembra quasi di toccare il Colosseo. Parliamo del palazzo dei vip dove hanno comprato Raoul Bova, il segretario del Partito Repubblicano Francesco Nucara e Lory Del Santo. Proprio per gli abusi dell’attico della stellina lanciata da Arbore, il condominio ha già goduto di una certa notorietà nel settembre scorso.
Il ministro, secondo le notizie di ieri sulle indagini di Perugia, ha comprato un mega-appartamento grazie anche a un assegno di 500 mila euro dell’architetto Zampolini, l’uomo di fiducia di Diego Anemone, arrestato per corruzione a febbraio per gli appalti della presidenza del Consiglio. La Procura di Perugia sta andando avanti su questo filone ed è intenzionata a sentire Scajola sull’appartamento del Colosseo, come testimone. Ieri Scajola ha annunciato querela ai quotidiani che avevano pubblicato la notizia (vera anche se imprecisa) dell’assegno. “L’unico immobile che la mia famiglia possiede”, ha tuonato il minstro, “in Roma è stato pagato, per la quasi totalità dell’importo, con un mutuo ancora in essere. Escludo categoricamente che sia stata versata alcuna somma in mio favore per tale vicenda o per qualsiasi altra”. Da quello che risulta al Fatto Quotidiano la sua versione è difficilmente conciliabile con quella dei venditori della casa. Questi ultimi avrebbero dichiarato che il prezzo dell’atto è pari a circa la metà del valore reale. L’evasione fiscale non sarebbe il problema più grave per Scajola: la differenza sarebbe stata coperta in parte proprio con l’assegno al centro dell’indagine. Tutto inizia nel 2004 quando l’allora ministro dell’Attuazione del programma, rientrato al governo nel 2003 dopo le dimissioni da ministro dell’Interno nel luglio 2002, compra la casa sul Colosseo: 9,5 vani catastali più cantina. Oggi dichiara di avere pagato solo grazie al mutuo di 700 mila euro e a un piccolo bonifico.

Dai primi accertamenti della Procura di Perugia a quella cifra bisogna aggiungere un assegno di circa 500 mila euro proveniente dal conto corrente dell’architetto Angelo Zampolini, che lavorava per Diego Anemone ed era tra l’altro il direttore dei cantieri del circolo Salaria Village, simbolo degli affari della “cricca” della Protezione Civile. Diego Anemone non lavorava solo grazie ad Angelo Balducci con la presidenza del Consiglio. Nel 2002, per esempio, come ha raccontato Francesco Bonazzi sul Secolo XIX, ottiene dal servizio segreto civile, l’appalto milionario per costruire il Centro di Piazza Zama a Roma.  A rendere esplosiva l’indagine dei pm perugini Sergio Sottani e Alessia Tavernesi è una coincidenza. Sempre dal medesimo conto corrente dell’architetto Zampolini, dal quale parte l’assegno per casa Scajola, con le medesime modalità e nel medesimo periodo, sono partiti gli assegni usati per comprare due appartamenti intestati al Generale Francesco Pittorru, proprio il responsabile dell’area logistica dell’Aisi, l’ex Sisde.

Gli investigatori riflettono sulla cronologia: nel 2002 Anemone – secondo Il Secolo – ottiene l’appalto segretato dal Sisde, proprio nell’area dove lavora Pittorru. Il 2 aprile 2004 davanti al notaio Gianluca Napoleone di Civitavecchia il generale Pittorru con la moglie e i due figli compra (mantenendo per sé l’usufrutto) un appartamento di 5 vani a due passi dalla sede del servizio all’Esquilino. Il 7 luglio 2004 Claudio Scajola (ministro dell’Interno fino a luglio 2002) compra davanti allo stesso notaio l’appartamento vicino al Colosseo. Passano due anni e Pittorru compra un secondo appartamento, molto più grande (7,5 vani catastali) all’Esquilino, proprio di fronte al primo. Per gli acquisti di Pittorru e di Scajola, secondo i venditori, sono stati fatti pagamenti in nero mediante gli assegni di Zampolini, mentre non risulta nulla sulla casa della figlia di Scajola, Lucia, della quale parlavano ieri i giornali, che ha comprato una casa non a Roma bensì a Milano. Nel 2006 e – da quello che risulta al Fatto – senza assegni di Zampolini. L’architetto di fiducia di Anemone sta per essere sentito in queste ore. E stavolta non potrà ripetere le dichiarazioni fumose del 2008.

Per ben quattro volte i suoi movimenti bancari erano stati segnalati dall’Ufficio Italiano Cambi, senza citare Scajola e Pittorru. Nel 2007 il Nucleo Polizia Valutaria sviluppa indagini amministrative. Nel 2008 Zampolini viene sentito due volte. Le sue risposte sono fumose e nel settembre 2009 la pratica finisce alla Polizia Tributaria di Roma che segnala il caso in Procura. A Roma però nessuno fa il collegamento con Pittorru e Scajola. Solo dopo il trasferimento dell’inchiesta a Perugia per il coinvolgimento del procuratore romano Achille Toro, vengono sentiti i venditori delle case e si arriva ai grandi nomi. A breve il ministro Scajola sarà sentito. Per ora c’è la sua parola contro quella dei venditori. E la versione dei secondi sul prezzo pagato sembra più credibile. Contro il ministro non c’è solo la storia dell’assegno. Ma anche un affaccio unico al mondo.