Ti chiedono: ma alla fine della fiera, questa Italia dei valori del 2010, che razza di creatura è? Ho ripensato allora alle immagini che avevo archiviato degli ultimi dieci anni. Quella della fondazione, a San Sepolcro. Mille anni luce lontana: un po’ lib-dem partito dei consumatori, da non crederci, c’era ancora Willer Bordon. Un partito che usciva come una costola fuori dai Democratici, cacciato da Rutelli, e che ora non esiste più.

Poi quella del 2000. C’era Di Pietro, e solo lui, dappertutto, dal Tg alla tribuna elettorale. Nel 2001 quel partito bricolage prese il 3.9, miracolosamente, ma sempre qualcosa gli mancava. Gli anni dopo furono durissimi: un solo eletto alla Camera che se ne va per passare a Forza Italia, un partito famiglia (anzi, di famiglie, in tutta Italia) fatto di fedelissimi, due camere con cucina e la foto di Tonino.

Alle europee del 2004, il primo tentativo di allargamento: Di Pietro si inventa la lista con Occhetto: l’idea è buona, ma la gamba sinistra è debole. Prende quasi meno che da solo. Nel 2006, si cambia di nuovo: Di Pietro prova ad allargare il campo con le micro-alleanze. Dentro la Federcasalinghe, De Gregorio, Franca Rame…Belle facce e tanti reciclati. Si arriva al 2.3%, ma con una solida pattuglia parlamentare.

Poi, come ricorda lui stesso, i primi segnale di resurrezione. Le primarie di Prodi. Di Pietro arriva quarto, con il 3.3%, ma ricomincia a crescere. Nel 2008 il capolavoro politico. Si apre a tutte le anime della sinistra e riesce a raggiungere il 4% (mentre Rifondazione e Bertinotti si inabissano). Iniziano gli acquisti "mirati", simbolici ed evocativi: c’è Zipponi che porta in dote la rappresentanza della classe operaia; c’è Grillini che aggiunge la sua storia "diversa"; ci sono post comunisti come Fabio Evangelisti e Beppe Giulietti, ci sono filosofi come Gianni Vattimo, storici come Nicola Tranfaglia, arriva De Magistris, micidiale acchiappa-preferenze al sud…E poi c’è una pattuglia di giovani alla prima candidatura, che vengono miscelati con le vecchie volpi (ma anche "protetti" nelle liste).

Insomma, ecco perché, anche se ha già dieci anni, l’attuale Italia dei valori è un partito di fatto "nuovo". Un partito bambino, che sprizza energia e ingenuità da tutti i pori. Che pende delle labbra del suo padre putativo anche quando non è d’accordo con lui. Che fa i capricci, ma che si lascia anche conquistare dall’entusiasmo. Però la politica corre veloce: campagne di discredito, ritorni sulla scena di ex rancorosi, successi elettorali, scelte difficili. L’adolescenza è già cominciata, proprio con questo congresso. E, come è noto, è l’età più difficile.

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