Dal cinquantasettesimo al cinquantanovesimo giorno di protesta. La fine e l’inizio: La fine dell’occupazione del tetto, dopo l’accordo di mercoledì scorso, arrivato al termine di una giornata di tensione, dove si era subito capito che sarebbe successo qualcosa di decisivo. L’inizio di una nuova fase in una lotta che si annuncia lunga, complessa ma speriamo sempre più consapevole. Dalle nove del mattino a mezzanotte, al ministero, litigi, proposte, controproposte, dialogo tra sindacati, qualcuno che alza la voce, le bozze di un protocollo che si susseguono, assumendo un aspetto finalmente accettabile col passare delle ore, anche se a tarda sera molti saranno ancora poco convinti della sua validità. E invece possiamo dire che abbiamo vinto.

Abbiamo vinto, se non altro perché abbiamo costretto un ministro che ci ignorava, insieme ai suoi uomini di fiducia che pensavano di poter modellare l’Ispra a loro totale piacimento, a parlare con noi, dialogare coi nostri rappresentanti, farci delle proposte concrete per convincerci a scendere dal tetto, mentre la Prestigiacomo perdeva punti nei sondaggi di opinione, veniva criticata dai media indipendenti e messa sotto pressione da avversari e alleati politici.

Abbiamo vinto perché un pezzo di carta in generale può valere poco, ma in certi momenti assume un valore simbolico, ed aver spinto chi non riconosceva la nostra dignità di ricercatori e in generale lavoratori a firmarlo ci sembra già un grande successo. Scendere dal tetto è stata un’esperienza strana. C’è chi ha pianto, chi ha provato un sollievo presto sostituito da una strana nostalgia, chi avrebbe voluto restare lì per ottenere di più, chi ancora non riesce a razionalizzare la mancanza di questo spazio fisico di coesione tra noi, che sicuramente favoriva la nostra lotta.

Ma di una cosa siamo tutti sicuri. La nostra battaglia per la dignità della ricerca pubblica ambientale italiana è appena all’inizio, e dovremo vigilare costantemente per far sì che chi finora si è dimostrato davvero poco affidabile applichi fino all’ultima riga quel protocollo così imperfetto ma tanto importante.Altrimenti saremo sempre in tempo a tornare su un tetto, o inventare qualcosa che nella consapevolezza di noi stessi che abbiamo oggi siamo sicuri funzionerà: per ora aspettiamo, sorvegliamo e ringraziamo chi, come questo spazio, ha dato visibilità a quella che continuiamo a considerare anzitutto una battaglia di civiltà.