Estorsioni, minacce,mafia: istruzioni per costruire un centro commerciale

di Walter Molino

Una montagna di piccioli, una tempesta di cemento e un rosario di conflitti d’interessi, estorsioni e spartizioni all’ombra della mafia e nel silenzio di un’informazione imbavagliata. Si accendono i riflettori della Procura di Palermo su questa italica allegoria che va in scena a Partinico, dove a dettar legge è Mimmo Raccuglia, il numero due di cosa nostra, arrestato a Calatafimi il 15 novembre scorso con una valigia di documenti e pizzini che stanno facendo tremare insospettabili ed eccellenti polsi a destra e a manca. Questa, però, non è solo una storia di mafia ma di un grande affare politico che potrebbe anticipare anche una nuova alleanza trasversale in terra siciliana.

Che in contrada Margi sarebbe nata la Policentro lo scrisse L’Ora nel 2000: a sponsorizzare l’operazione, si leggeva in un articolo mai smentito, ci sarebbe stato nientemeno che Silvio Berlusconi con il tramite di Marcello Dell’Utri. Il noto bibliofilo con Partinico vantava legami fin dagli anni Settanta: di pallone, per le sfide della sua Bacigalupo contro il Partinicaudace, e di antenne, per via dello shopping di frequenze nell’imminenza della liberalizzazione del mercato televisivo. Quell’area era destinata dal piano regolatore agli insediamenti degli artigiani locali, che dopo un po’ di ammuina sono entrati nell’affare con la benedizione dell’ala trattativista di Ds e Margherita.

Come resistere al progetto da 200 milioni di euro di un gruppo brianzolo con interessi e partecipazioni societarie in mezza Europa? Un polo multifunzionale di 360 mila metri quadri, alberghi e centri congressi, multisale, ristoranti e bar. E migliaia di posti di lavoro. A interpretare un po’ d’opposizione solo qualche frangia dell’ex Margherita, vogliosa più che altro di accreditarsi come referente per gli investitori del nord. Nella guerra di carte bollate, pareri tecnici e ricorsi al Tar susseguitisi negli anni a guadagnarci è stata subito la mafia: da un’indagine della DDA di Palermo è emerso che Mimmo Raccuglia già nel 2003 incassò un "dividendo" di 24 mila euro sulla vendita di alcuni terreni.

Ma chi finanzia questa faraonica operazione? Il volto visibile è quello di Lino Iemi, patron di Policentro. Dietro, però, c’è un sistema finanziario complesso che da Partinico passa per Milano, rimbalza a Bruxelles e decolla verso lo skyline di Manhattan. A ricostruirlo è stato il blog locale Libera Mente, che ha svelato i nomi di buona parte degli azionisti scoperchiando una rete occulta di commistioni tra interessi pubblici e privati. La cassaforte del progetto è la Medarea srl, i cui soci sono però nascosti dentro due società fiduciarie che si dividono a metà il capitale: la Carini, con sede a Milano e la Vng Invest con sede a Bruxelles, presieduta da Mark Lisnyansky, avvocato con quartier generale a Manhattan.

Dalle carte vengono a galla nomi, cognomi e tracce evidenti che portano dritto alla giunta comunale. Quote significative sono riferibili ad amici e parenti del sindaco Totò Lo Biundo e del leader degli artigiani locali, che esprimono l’assessore all’urbanistica e alle attività produttive Vito D’Amico. Entrambi, ovviamente, negano qualsiasi conflitto d’interessi. Eletto con l’Udc, Lo Biundo fa riferimento al potente parlamentare europeo Antonello Antinoro, già contemporaneamente senatore, deputato e assessore regionale, indagato per voto di scambio dalla Procura di Palermo. Nella compagine azionaria, c’è poi la moglie di Francesco Arancio, re dei supermercati di Partinico, anche lui candidato in una lista civica di commercianti e artigiani. Altro nome pesante è quello di Francesco Pinelli, avvocato erede dello studio legale Pinelli-Schifani, fondato dal padre Nunzio con l’attuale presidente del Senato.

Dopo l’inchiesta di Libera Mente, censurata da stampa e tv locali su pressioni dell’amministrazione comunale, la Procura ha riacceso i riflettori sull’affare, proprio mentre Policentro presentava un nuovo progetto ridimensionato. Sembrava tutto pronto per la cascata di appalti e cemento. E invece anche il sindaco Lo Biundo potrebbe fare flop, come prima di lui aveva fallito Giuseppe Giordano, uomo di Dell’Utri e in ottimi rapporti con “padre lupara”, quell’Agostino Coppola che celebrò le nozze segrete di Totò Riina e Ninetta Bagarella.

Da Il Fatto Quotidiano del 19 dicembre