Se sono stati un milione o forse di meno o forse di più ha poca importanza perché raramente si era vista tanta energia vitale nelle strade di Roma. Energia nuova perché le ragazze e i ragazzi erano testa, cuore, braccia, gambe del grande corteo, e a vent’anni il sangue scorre più velocemente, e i pensieri pure. Energia tranquilla perché non c’è stato un solo gesto sbagliato, una vetrina infranta, una bandiera bruciata così che i tanti corvi del malaugurio sono rimasti a becco asciutto. Energia scaturita da quel vulcano inesploso che è la condizione giovanile.

Generazioni abbandonate a se stesse, senza lavoro e senza prospettive in un paese dominato da un potere invecchiato male, rancoroso, autistico, indifferente, impresentabile e reso più grottesco dai lifting ripetuti. Un popolo acerbo ma compatto che ha scelto il viola per marcare la distanza forse irrecuperabile con i colori tradizionali dei partiti, di tutti i partiti. Non inganni il bersaglio Berlusconi che, certo, non incarna un modello accettabile per chi ha un minimo di ideali nella vita. Ma il premier, almeno, calamita attenzione, sia pure per contrasto. Molto di più dovrebbe preoccuparsi quella opposizione sempre più condannata alla irrilevanza. Impegnata nel ridicolo balletto del vado-non vado al corteo, e infatti rimasta ai margini del fiume in piena. L’onda viola ha lanciato il suo basta. Chi saprà raccoglierlo prima che diventi energia sprecata, delusa, negativa?