Dopo l’elogio del posto fisso centinaia di lettori hanno scritto al Fatto Quotidiano per raccontare le loro vite 
  di Silvia D’Onghia

Caro Ministro, abbiamo appreso con stupore l’elogio che Lei ha fatto lunedì scorso del posto fisso. In un momento di gravissima crisi per il Paese (crisi che il Suo governo un giorno smentisce, il giorno dopo giudica superata), abbiamo nutrito la speranza che la frase da Lei pronunciata potesse costituire l’avvio di una profonda revisione del mercato del lavoro.

Purtroppo, in breve tempo, ci siamo resi conto che tutto ciò non sarebbe avvenuto. La sua dichiarazione ha scatenato le inevitabili polemiche politiche (che si trascinano anche in queste ore), tra chi sostiene che il posto fisso è anacronistico e chi è convinto che occorra tornare indietro.

Parole inutili, perchè si scontrano con una realtà che la grande maggioranza delle forze politiche probabilmente ignora. È la realtà di quasi quattro milioni di persone, che vivono senza sapere se domani potranno ancora recarsi al lavoro. Parliamo di donne e uomini cui non vengono rinnovati i contratti e si ritrovano senza lavoro, senza soldi e, spesso, con una famiglia sulle spalle. Sono donne e uomini (come leggerà nelle lettere giunte in questi giorni a Il Fatto Quotidiano), che si accontenterebbero persino di lavori precari ma continuativi.

Perchè vede, signor Ministro, tutti vorrebbero iniziare a lavorare a 20 anni e finire a 65. Il punto non è questo. Il punto è che servirebbero politiche mirate a incentivare le aziende nella promozione della stabilità occupazionale, servizi per l’impiego efficienti, (che garantiscano ai lavoratori una formazione adeguata alla continuità lavorativa), e il sostegno al reddito, quando l’impiego viene a mancare. Senza tutto questo, ogni parola si trasforma in uno spot elettorale. Che a queste persone, in questo momento, non interessa.

Pubblichiamo qui alcune delle centinaia di lettere che ci sono pervenute rivolte a Tremonti. Le voci di chi pensa che le parole del ministro siano uno spot.

Il Calvario di C. precaria da 22 anni
Gentile Ministro Tremonti. Lavoro da 10 anni come Ass. Amm.va PRECARIA ANNUALE A TEMPO DETERMINATO. Ogni anno una storia diversa, una scuola diversa e soprattutto tante palpitazioni a luglio o agosto sul chissà chi lo sà quando ci saranno le convocazioni allo USP. Che posizione avrò ? quanti punti ho? Chi mi ha superata ? Quante nuove 104? C. (leggi tutto)


Quasi in pensione, precaria
Ho lasciato il lavoro per accudire mia madre gravemente ammalata d’alzaimer avevo 49 anni e 33 anni di contributi. Non ho avuto scelta vivevo solo con lei e non mi sembrava giusto chiuderla subito in istituto, avevo pensato anche al mio futuro avrei pagato i due anni che mi mancavano ai 35 anni e poi sarei andata in pensione. Ma non avevo fatto i conti bene.G.S. (leggi tutto)


Voglio i concorsi pubblici, non solo i raccomandati
Egregio ministro Tremonti…Sono figlio di un infermiere (laureato con lode in scienze infermeristiche alla sapienza di roma), che vede suo padre una volta al mese, in quanto costretto a lavorare a siena per avere un posto fisso perchè stanco di elemosinare un contratto a chiamata o se gli và bene a tempo dal politico di turno. M.C. (leggi tutto)

Nel ricco nord-est
Egregio Ministro Tremonti, Le scrivo per farLe conoscere la mia felicità nell’apprendere la Sua dichiarazione per cui il posto fisso deve essere base della società e che "la mobilità fu imposta dalla globalizzazione, ma da noi non va bene". E’ esattamente ciò che sostengo dal 1999 ovvero quando mi sono affacciata al mondo del lavoro nel ricco nord est d’Italia. M. (leggi tutto)