Il sistema della “porte girevoli” in politica, si sa, non è mai andato in soffitta. Una poltrona nel cda di una società mista o una bella consulenza non la si nega a nessun politico “trombato” e, anzi, da sempre è considerata come una ricompensa dovuta se la tornata elettorale va male: una exit strategy sicura. Insomma, chi entra in politica in Italia è certo di non uscirne più a mani vuote. Il meccanismo pluricollaudato si attiva, come sempre, in vista del voto quando l’incertezza dell’urna comincia a far vacillare consolidate torri di potere, pronte a crollare come castelli di sabbia, per il soffio rinvigorito dello spoil system. La Regione Campania non è estranea a questo sistema. Il governatore Antonio Bassolino è in scadenza (il voto nella primavera 2010) e il suo grasso entourage teme che anche Palazzo Santa Lucia possa cadere in mano alla destra, come è successo per palazzo Matteotti sede della Provincia di Napoli. Per la sinistra campana sarebbe una nuova Waterloo. Meglio correre ai ripari. Ed ecco allora spuntare “Sudd” la fondazione di Antonio Bassolino, presieduta dall’ex segretario provinciale Ds Diego Belliazzi, che comincerà a muovere i suoi passi tra fine settembre e inizio ottobre. “Non un partito, ma un cantiere aperto” ha precisato il governatore. Vedremo. Intanto, Sudd ha trovato casa nell’ex commissariato di polizia al Corso Umberto, al terzo piano di un edificio nei pressi dell’Università.

E, all’ombra della calura estiva, appaiono anche sul bollettino ufficiale della Regione le richieste di adesione alle varie short list da cui pescare consulenti. Al momento se ne segnalano almeno tre.

Il 4 agosto è scaduto il termine per iscriversi a quella della Fondazione “L’Annunziata”, presieduta dall’ex assessore regionale alle Politiche sociali Rosa D’Amelio. La D’Amelio guida un ente che promuove le pari opportunità, sviluppa politiche di genere, si occupa degli immigrati: attività identiche a quelle che svolgeva a Palazzo Santa Lucia prima di lasciare la poltrona di assessore alla bassoliana di ferro Alfonsina De Felice. I consulenti da inserire nella short list devono aver maturato un’esperienza di almeno 5 anni (guarda caso come un mandato politico!) nel settore professionale di appartenza. E ce n’è per tutti i gusti: comunicazione, net-working, marketing, area sociale ed economica, gestionale e socio sanitaria. Compenso? L’articolo 10 del bando (Burc Campania 20 luglio 2009) precisa che le “condizioni contrattuali saranno commisurate ai profili contrattuali dei singoli consulenti e all’impegno richiesto per l’espletamento dell’incarico”. Vale a dire? Nessun tetto alle consulenze, tanto chi controlla?.

Stessa discrezionalità nell’altro bando per la short list della fondazione “Rive Mediteranee”. Qui il timone è affidato a Luisa Cavaliere, moglie del segretario della Cgil Campania Michele Gravano. Per selezionare gli esperti senior da utilizzare nella promozione di progetti sul Mediterraneo si richiede un’esperienza quinquennale, maturata nel rapporti con enti pubblici (qui il riferimento è più esplicito!) nel settore di competenza. E anche qui non c’è che l’imbarazzo della scelta tra le diverse aree: gestionale, giuridico- economica, internazionale, tecnico-scientifica, comunicazione. Scadenza bando: 5 agosto. Entrambe le Fondazioni sono a Palazzo Santa Lucia 81, sede della Regione Campania. C’è poi la fondazione Polis (politiche per la sicurezza). Anche qui il bando pubblicato sul Burc del 27 luglio 2009 vuole formare una short list da cui attingere esperti senior, junior e diplomati per affidare incarichi di consulenza ma almeno prevede un tetto massimo di 100mila euro a consulenza! Basterebbero 5 consulenze ad esaurire tutto il budget della fondazione: 500mila euro. E qui non si scherza: i consulenti devono attivare politiche di contrasto alla criminalità organizzata e azioni di sostegno alle vittime di camorra.

Ma il tarlo delle fondazioni contagia anche altri settori: sanità e università. Enrico Iovino, dopo aver occupato per 10 anni la poltrona di direttore generale del Cardarelli, il più grande ospedale napoletano e centro di riferimento per tutto il Mezzogiorno d’Italia, guiderà la neonata fondazione Cardarelli. Se non fosse irrispettoso per gli ammalati che affollano i reparti, spesso sulle barelle verrebbe da dire: “Stessa spiaggia, stesso mare”. I sindacati di base dell’ospedale non hanno esitato a definire la nuova fondazione una vera “macchinetta mangiasoldi”, chiedono l’intervento del ministro per la funzione pubblica Renato Brunetta perché temono che l’ente possa sperperare denaro pubblico e assumere personale di fiducia, secondo logiche clientelari, bypassando le procedure concorsuali.

Del resto la gestione Iovino al Cardarelli ha prodotto 33milioni e 62mila euro di consulenze a danno dei pazienti che sabato 1 agosto si sono visti chiudere tre reparti: neuochirurgia pediatrica, pneumologia, nefrologia con la perdita in blocco di 20 posti letto. E, nonostante le continue ristrutturazioni, c’è chi aspetta ancora da 10 anni un reparto per la terapia del dolore.

Ma le fondazioni piacciono molto anche al mondo universitario. C’è da giurare che molte università pubbliche eserciteranno la facoltà loro offerta dal decreto 133 del 2008 “Gelmini-Tremonti” di potersi trasformare in fondazioni di diritto privato con delibere del Senato accademico. L’articolo 16 del decreto prevede che la proprietà dei beni immobili passi alle fondazioni che subentrano anche in tutti i rapporti attivi e passivi delle precedenti università.

Chi guiderà le fondazioni?

A Napoli c’è un rettore di lungo corso prossimo alla pensione che sta già pensando di utilizzare questa “porta girevole” per farsi eleggere presidente della futura fondazione e rimanere così saldamente ancorato alla poltrona di comando. E’ Gennaro Ferrara, rettore dell’istituto universitario Parthenope di Napoli, da pochi giorni nominato vicepresidente della Provincia di Napoli dal presidente Luigi Cesaro (Pdl) che gli ha affidato – guarda caso – la delega all’Istruzione. Dopo 23 anni alla guida dell’ateneo – che prima si chiamava Navale e adesso Università Parthenope – Ferrara dovrebbe andare in pensione dal prossimo 1 novembre. In una lettera aperta del 28 aprile scorso il segretario della Camera del Lavoro di Napoli Giuseppe Errico e il segretario provinciale Massimo Di Natale esprimevano al rettore le loro forti perplessità sulla bozza di statuto relativa alla nuova fondazione presentata dallo stesso Ferrara al Senato accademico.

Senza mezzi termini, Errico e Di Natale bollavano l’iniziativa come “decisione inattesa e incomprensibile che appare più finalizzata a mantenere gli attuali equilibri di governo all’interno dell’università che ispirata da obiettivi programmatici”. Del resto Ferrara, in questi lunghi anni alla guida dell’ateneo ha avuto modo di sistemare due figlie e due generi: Gabriele Carbonara è docente di Scienze motorie, mentre l’altro Alvino è preside di Giurisprudenza. Lo racconta lui stesso a Conchita Sannino di Repubblica in un’intervista del 3 giugno 2007 respingendo al mittente, però, l’accusa di una parentopoli in salsa napoletana.

“Non provo nessun imbarazzo – dichiara alla cronista – hanno vinto regolari concorsi pubblici”. Infaticabile Ferrara: l’assiduo lavoro universitario che gli ha permesso di far crescere l’ateneo e di portarlo da 30 docenti nel 1986 ai 350 attuali, si è sempre dedicato all’attività politica candidandosi in quasi tutte le stagioni politiche campane tra la Prima e la Seconda Repubbllica. Tra il 1990 e il 1995 è consigliere regionale e vicepresidente dell’assemblea, tra i fedelissimi della Dc, poi nel 2001 si candida a sindaco di Napoli sfidando Rosa Russo Jervolino e Antonio Martusciello con la casacca di Democrazia europea di Ortensio Zecchino, ex ministro dell’Università che ha fatto arrivare al Navale ben 30 miliardi delle vecchie lire. Nel 2005 è ancora candidato al consiglio regionale con l’Udeur ma non viene eletto nonostante i suoi 10.665 voti. Fino alla nonima di poche settimane fa come vicepresidente della Provincia di Napoli, questa volta in quota Udc. Ma il suo vero fortino resta l’ateneo: in molti giurano che Ferrara non lascerà il mondo accademico, nemmeno dopo la pensione.