Dalla fine di maggio ad oggi l’area del Montefeltro, nella provincia di Forlì-Cesena, è interessata da numerose scosse sismiche con valori massimi di magnitudo fino a 4.0. La situazione non è prevedibile, ma quello che è certo è che gli eventi sismici registrati oggi e l’evento registrato ieri sono localizzati a circa 10 chilometri ad ovest dall’area interessata dall’attività sismica dal 24 maggio scorso.

Rita Di Giovambattista, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, non ha molto da dichiarare. Lascia parlare le carte e gli eventi sismici registrati, senza esporsi troppo.

È possibile fare qualche previsione rispetto a queste numerose e ripetute scosse?

Quello che noi sappiamo è che i terremoti non sono prevedibili. Questo è un limite della conoscenza della sismologia. Non è possibile prevedere se ci sarà un forte terremoto o meno.

È una situazione comunque che può preoccupare?

Non saprei rispondere. Noi non possiamo parlare di preoccupazione. Non posso né tranquillizzare, né allarmare.

Un dato di fatto, comunque, è che le scosse si sono spostate di dieci chilometri dall’area che si monitora con attenzione dal 24 maggio.

Esatto, ma altro non possiamo dire. Gli eventi sismici iniziati ieri, 11 luglio, hanno questa nuova caratteristica, riguardando una regione geografica circa dieci km più a ovest rispetto alla zona individuata dai terremoti di Maggio e Giugno 2011. L’evento a magnitudo maggiore è avvenuto oggi, alle 8,35,di magnitudo 4.0, seguito da un evento di magnitudo 3.9 delle nove e un quarto.

Quindi nessuna previsione possibile?

Assolutamente no. È importante capire che se non è prevedibile una scossa in Giappone, dove certamente gli strumenti non mancano viste le numerose scosse che colpiscono quella terra, qui non sarà possibile fare di più. Non è un nostro limite, ma un limite della sismologia. Scientificamente è senza dubbio un obiettivo da raggiungere.

Nel comunicato lanciato oggi dall’Ingv si legge che ad oggi, “dall’inizio del 2011, la Rete Sismica Nazionale ha localizzato nella zona circa 900 terremoti”.

Poi l’Istituto ricorda che “tra i più forti terremoti storici dell’area interessata dalla sismicità in atto ricordiamo quelli che avvennero nel 1584, nel 1661 e nel 1768 per i quali furono riportati danni valutati fino al IX grado della scala Mercalli (MCS)”.

Nell’ultima giornata, invece, sono avvenuti 39 terremoti. Due tra il 3.0 e il 4.0 di magnitudo e uno tra il 4.0 e il 5.0. Dalla fine di maggio, comunque, la zona continua a essere interessata da una sequenza di scosse, arrivate ad un’intensità di livello medio-alto. I terremoti sono stati sentiti anche dagli abitanti di Bagno di Romagna, Verghereto, e Santa Sofia. L’ipocentro, infatti, è abbastanza superficiale, localizzato tra 5 e 10 chilometri di profondità, e per questa ragione molti sono stati avvertiti dalla popolazione dei comuni.

La zona dell’Appennino colpito dallo sciame non è nuova a questi fenomeni. “Sappiamo dalla storia – si legge in una nota dell’Istituto – che in quest’area possono verificarsi anche forti terremoti”.

Il 10 novembre 1918 un terremoto di 5.8 di magnitudo e con intensità fino all’VIII grado della scala Mercalli, coinvolse i comuni di Corniolo, Galeata, Isola, Mortano, e Santa Sofia.

Ma per ora, come ha confermato Rita Di Giovambattista, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nulla si può fare né prevedere.

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