Assoluzione definitiva per il costruttore Francesco Bellavista Caltagirone perché il fatto non sussiste, dall’accusa di truffa ai danni dello Stato nel processo sulle presunte irregolarità nella costruzione del porto turistico di Imperia. L’imprenditore era stato assolto in primo e secondo grado. La sentenza della Corte d’Appello di Torino, dello scorso 13 marzo, secondo una nota dell’imprenditore romano, non è stata impugnata entro i termini consentiti (la scadenza era lunedì 9 ottobre) né dalla Procura generale né dalle parti civili. Così si è concluso l’iter processuale, dopo sette anni, avviato dalla procura di Imperia.

L’inchiesta travolse Bellavista Caltagirone e altre dieci persone, tra cui Carlo Conti (ex direttore generale del Comune di Imperia). L’indagine era incentrata sulle presunte lievitazioni dei costi di costruzione. “All’esito di due giudizi resi dal Tribunale e della Corte d’Appello di Torino, le sentenze hanno ripristinato la verità e dimostrato l’infondatezza di tutte le accuse”, dichiara in una nota l’avvocato Nerio Diodà, legale di Francesco Bellavista Caltagirone. L’esito del giudizio “non elimina le conseguenze drammatiche che l’indagine ha comportato, sia in termini di custodia cautelare (nove mesi di arresto, tra carcere e domiciliari, ndr), sia in termini di danno patrimoniale inqualificabile: il fallimento del Gruppo Acqua Marcia, che allora forniva lavoro a circa 4.500 dipendenti, tra lavoratori diretti e dell’indotto”.

Secondo l’accusa la costruzione del porto venne viziata da una catena di irregolarità (tra cui appalti truccati) che portarono quasi a triplicare i costi iniziali (stimati in 80 milioni) ai danni del Demanio di Imperia e dunque dello Stato. Il tutto “attraverso una catena di subappalti fittizi non autorizzati e non trasparenti – sosteneva l’accusa – tra società non operative tutte riconducibili a Francesco Caltagirone Bellavista”.