La norma base della prossima legge elettorale dovrebbe essere il cosiddetto Rosatellum 2.0. Il condizionale è d’obbligo vista la fine che hanno fatto le precedenti quattro versioni della riforma elettorale proposta dal Pd. In attesa di capire quale sarà la sorte dell’ultima evoluzione, intanto, la Commissione Affari costituzionali della Camera l’ha votata come testo base. A favore si sono espressi il Pd, Forza Italia, Lega, Svp, Ap, Ala-Sc, Des-Cd e Direzione Italia. Contro il Movimento 5Stelle, Mdp e Fratelli d’Italia. La Conferenza dei capigruppo ha infatti fissato al 10 ottobre l’arrivo in Aula del testo, che sarà sottoposto agli emendamenti nei prossimi giorn. “Martedì prossimo alle 10,30 inizieremo a votare gli emendamenti sulla legge elettorale. Abbiamo tutto il tempo per una discussione ampia e completa”, ha detto il presidente della Commissione, Andrea Mazziotti, mentre il capogruppo dem a Montecitorio, Ettore Rosato, ha dichiarato di essere in grado di “garantire” l’accordo con Forza Italia.

La presidente della Camera Laura Boldrini, alla riunione della capigruppo, ha proposto la data del 10 ottobre per portare il Rosatellum in Aula. I partiti che sostengono l’accordo immaginavano una data più vicina, il 5 ottobre, ma hanno accolto la proposta della presidente. “Così togliamo l’alibi a chi sostiene che vogliamo strozzare i tempi in Commissione”, ha detto Rosato. Una decisione, dunque, per allentare la tensione, visto che sulla legge si registra la ferma opposizione del M5s. I pentastellati hanno sollevato un problema di procedura che aveva fatto slittare il primo voto della Commissione, previsto nel pomeriggio, quello necessario per adottare la legge come testo base. Alle 18 nuova questione procedurale sollevata dal M5s, nuova interruzione, e nuovo rinvio. L’ostruzionismo dei grillini proseguirà probabilmente nella successiva fase degli emendamenti, che dovranno essere presentati entro venerdì 29 settembre.

Il vero nodo, però, è quello rappresentato da Forza Italia: terrà fede Silvio Berlusconi all’accordo col Pd una volta che il testo sarà in aula? Secondo i retroscena degli ultimi giorni no: l’ex premier, infatti, si è accorto che in questo modo rischia un’approvazione troppo veloce della nuova legge elettorale. In questo modo, dunque, Sergio Mattarella potrebbe sciogliere le camere già nelle prime settimane del 2018 per andare al voto a febbraio-marzo. Berlusconi, però, è in attesa della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla sua incandidabilità: l’udienza a Strasburgo è prevista per il prossimo 22 novembre e la decisione non dovrebbe arrivare prima di 5 o 6 mesi. In questo senso, a Berlusconi, converrebbe far saltare il patto, in modo da ritardare il più possibile la data delle prossime elezioni.

Anche perché in Forza Italia più di qualcuno ha storto il naso sostenendo che era meglio il proporzionale del Fianum, il precedente testo. Elio Vito ha accusato Renato Brunetta di aver ceduto troppo presto, ma il capogruppo ed altri hanno fatto notare che il Pd non ci sarebbe più stato sul proporzionale e che la vera alternativa era il Consultellum: in quel caso però gli azzuri sarebbero stati obbligati a fare un listone unico con Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Secondo l’agenzia Ansa, nel tardo pomeriggio Berlusconi ha sentito alcuni suoi parlamentari dicendo loro che aveva “approfondito” il tema e che il Rosatellum 2.0 “è la strada più corretta da percorrere”. Per far capire le intenzioni serie del Pd e, Rosato ha detto di sentirsi di “garantire che i partiti che hanno sottoscritto l’accordo non si sfileranno“. “Non dico che non temo i voti segreti e il comportamento dei singoli. Ma i gruppi come tali terranno”, ha detto il capogruppo dem. Già, i voti segreti.