Solo quattro mesi fa la notizia che l’Anac aveva individuato 18 violazioni in 72 procedure per l’affidamento di lavori per 16 milioni (fondi Expo) di euro per rendere, tra le altre cose, informaticamente efficiente il palazzo di giustizia di Milano in occasione dell’Esposizione Universale. Di quei 16 milioni 10 sarebbero stati spesi senza che fosse indetta una gara come previsto dalla legge. La relazione dell’Anticorruzione aveva “prodotto” un esposto presentato alla Corte dei conti, alla Procura Generale della Cassazione (per eventuali profili disciplinari a carico di magistrati), e alla Procura di Milano per gli eventuali rilievi penali. Ma stando a Il Giornale a muoversi sarebbe stata la procura di Venezia perché competente su eventuali reati commessi da magistrati in servizio a Brescia a sua volta competente su reati eventualmente commessi da magistrati in servizio a Milano.

La relazione dwll’Anac aveva costretto il presidente del Tribunale Roberto Bichi a emettere una nota in cui si chiedeva di accertare le “singole responsabilità” su “eventuali comportamenti illeciti nel più celere tempo possibile, per dirimere dubbi, evitare illazioni, e per non ledere l’immagine e il ruolo del Tribunale di Milano, impegnato nel garantire il massimo di legalità in un’area così importante per il tessuto sociale ed economico dell’Italia”.

La ricostruzione dell’Anac riguardava i tecnici del Comune stazione appaltante (sindaci prima Moratti e poi Pisapia); i vertici del Tribunale, i dirigenti della Dgsia (Direzione generale dei sistemi informativi automatizzati) e della Cisia (Coordinamenti Interdistrettuali per i Sistemi Informativi Automatizzati) durante i ministeri di Alfano, Severino, Cancellieri e infine Orlando), della Camera di Commercio, di magistrati e consulenti. Le gare, fino al 2015, erano proseguite in nome della “continuità tecnologica” coinvolgendo soltanto il Tribunale guidato da Livia Pomodoro e l’“ufficio innovazione” di cui era responsabile il vicepresidente dei gip di Milano Claudio Castelli ora a presidente della corte d’Appello di Brescia. Da qui la competenza a indagare di Venezia secondo la ricostruzione del Giornale.