In Italia muore una persona ogni dieci minuti a causa di complicanze legate all’obesità: 57mila decessi all’anno e oltre mille a settimana. Questi i dati diffusi durante la tavola rotonda ‘Obesità: malattia negletta’, tenuta a Milano in occasione di ‘Spazio Nutrizione’, congresso a cui partecipano esperti del settore e società scientifiche, organizzato in vista dell’European Obesity Day (Eod), il prossimo 20 maggio, giornata di sensibilizzazione inaugurata nel 2010 dall’European Association for the Study of Obesity. Nel Paese della Dieta mediterranea gli obesi sono 6 milioni e le patologie di cui soffrono, legate proprio al loro peso, gravano sul Servizio sanitario nazionale con una spesa di 4,5 miliardi di euro. La tavola rotonda, tra l’altro, si tiene proprio nella settimana della prima edizione di Milano Food City che, con oltre 320 appuntamenti, sarà dedicata al cibo e alla cultura dell’alimentazione sana. L’evento più atteso del summit internazionale ‘Seeds&Chips – The global food innovation summit’, che si terrà alla Fiera di Rho, è l’intervento dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama che durante il suo mandato, e insieme alla moglie Michelle, ha portato avanti la campagna ‘Let’s Move’, proprio per combattere l’obesità negli Usa.

I DATI SULL’OBESITÀ – Più di un terzo della popolazione adulta italiana è in sovrappeso (35,3%), mentre poco meno di una persona su 10 è obesa (9,8%). In altri Paesi del mondo va peggio, tanto che – secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – gli adulti in sovrappeso sono 1,9 miliardi e, di questi, circa 600 milioni sono obesi. Tornando all’Italia, la Lombardia è al di sotto della media nazionale, ma con un dato comunque preoccupante: il 31,9% di persone in sovrappeso (oltre 319mila abitanti) e l’8,7% di persone obese (circa 87mila). Un esempio positivo arriva dalla Regione Veneto, la prima a istituire un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale per la presa in carico del paziente con l’obiettivo di garantire una migliore gestione della patologia e ridurre anche i costi sanitari. L’obesità rappresenta inoltre un costo significativo per il Sistema Sanitario. Si calcola che nel 2012 questa condizione sia stata responsabile del 4% della spesa sanitaria italiana anche perché sovrappeso ed eccesso ponderale sono responsabili di circa l’80% dei casi di diabete, del 55% dei casi di ipertensione e del 35% di quelli di cardiopatia ischemica e di tumore.

IL CIBO-SPAZZATURA – Di fatto i dati sull’obesità sono riconducibili alle abitudini degli italiani: 1,9 milioni si definiscono amanti del cibo spazzatura: dai fritti alle bevante gasate. I più a rischio sono i millennials. È quanto emerge da una ricerca del Censis, secondo cui 1,2 milioni gli italiani si autodefiniscono ingordi e, tra i più voraci ci sono gli anziani e le persone a bassa scolarità. Nel panorama internazionale? Secondo il Censis, dati aggiornati al 2014, con il 10,3% di obesi l’Italia si colloca in Europa al penultimo posto (meglio di noi solo la Romania), molto al di sotto della media dei 28 Paesi (15,9%) e più ancora rispetto ai tassi di obesità di Australia (27,9%) e Stati Uniti (38,2%). In dieci anni però gli obesi nel nostro Paese sono aumentati del 4%. E le persone sovrappeso sono il 36,1% in Italia (+6% in dieci anni): un valore poco superiore alla media Ue (35,7%) e ai valori di Australia (35,5%) e Stati Uniti (31,9%). Il costo sociale attuale di obesità e persone sovrappeso è stimato in 30 miliardi di euro. Eppure, con l’arrivo di Donald Trump, la Casa Bianca allenta le norme per rendere più salutari i pasti scolastici, una delle battaglie dell’ex first lady Michelle Obama. Il nuovo ministro dell’Agricoltura, Sonny Perdue, ha posticipato la riduzione del sodio, attenuato la richiesta di cereali integrale e autorizzato il ritorno del latte dolcificato e aromatizzato.

LA PREVENZIONE – “L’obesità è una malattia curabile – ha dichiarato Michele Carruba, direttore del Centro di studio e ricerca sull’obesità all’Università degli Studi di Milano – ed è quindi necessario mettere in atto una serie di attività volte da un lato a sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione, dall’altro a rendere consapevole la classe politica e dirigente che affrontare l’epidemia di obesità è ormai necessario e non più procrastinabile”. Nei casi più gravi, dopo un’attenta valutazione interdisciplinare, una soluzione all’obesità può essere rappresentata dalla chirurgia bariatrica che, tramite il ricorso alle tecniche d’avanguardia oggi a disposizione, può consentire un calo di peso significativo. Secondo un’indagine condotta dal Centro di studio e ricerca sulla Sanità Pubblica dell’Università Milano Bicocca, infatti, con la chirurgia bariatrica il paziente può guadagnare oltre tre anni di vita, vissuta in condizioni di salute ottimali.