I sospetti sono stati confermati: il noto oppositore russo Vladimir Kara-Murza, 35 anni, è stato avvelenato. La fondazione Open Russia, di cui è coordinatore, ha reso nota la diagnosi per il giornalista ricoverato in ospedale a Mosca da giovedì scorso: “Avvelenamento grave”. La moglie Evghenia, anche lei attivista nella fondazione, ha precisato che le condizioni di suo marito sono stabili, ma continuano a essere critiche. Kara-Murza era già sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento nel maggio 2015, quando aveva trascorso due mesi in ospedale.

In quel caso aveva sofferto di una crisi renale molto grave e le analisi avevano scoperto tracce di manganese, facendo pensare ad un avvelenamento doloso. Ora è ancora da stabilire quali sia la sostanza che lo ha quasi ucciso, ma per individuarla sono stati inviati campioni di sangue e altri tessuti a un laboratorio privato in Israele. Kara-Murza, che vive fra la Russia e gli Stati Uniti, lavora per Open Russia, la fondazione guidata da Mikhail Khodorkovsky, l’oligarca ‘arcinemico’ di Vladimir Putin, un tempo a capo del colosso petrolifero Yukos, che ha passato dieci anni in prigione. Inoltre il giornalista è stato in passato vice presidente del partito Parnas e amico personale di Boris Nemtsov, ucciso nel febbraio del 2015 da alcuni colpi di pistola a due passi dal Cremlino.

Nell’ultimo periodo Kara-Murza lavorava proprio a un documentario su Nemtsov, un film che aveva già provocato interminabili polemiche nel paese. Ma la causa del suo avvelenamento potrebbe essere l’aver attivamente partecipato alla stesura del ‘Magnitsky Act‘, la legge varata da Obama che colpisce alti funzionari russi. Una collaborazione con il Senato degli Stati Uniti che avrebbe causato le ire dei servizi segreti russi fino al punto di decidere la sua eliminazione. La sua vicenda ricorda il caso di Alexander Litvinenko, l’ex spia del Kgb morta a Londra nel 2007 dopo aver ingerito una dose fatale di polonio.

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