Si chiama “Protezione della nazione dall’ingresso di terroristi stranieri negli Usa” l’ordine esecutivo con cui Donald Trump ha congelato i flussi migratori in Usa. Una misura, mai vista negli Stati Uniti neanche dopo l’11 settembre, che ha portato caos negli aeroporti americani, dove sono state arrestate centinaia di persone. Ecco, per punti, cosa prevede il provvedimento:

1) sospensione per 120 giorni del programma di ammissione dei rifugiati.
2) sospensione per i rifugiati siriani sino ad ulteriore avviso, ossia sino a quando il presidente non riterrà che sono stati fatti cambiamenti sufficienti per garantire che il loro ingresso “è coerente con l’interesse nazionale”. Nel 2016 gli Usa hanno accolto 12.468 rifugiati siriani, contro i 300mila della Germania. Dall’inizio del conflitto in Siria, la Turchia ne ha ricevuti 2,7 milioni, il Libano un milione.
3) riduzione da 110 a 50mila del numero di tutti i rifugiati previsti per l’anno fiscale 2016 (dal primo ottobre 2016 al 30 settembre 2017).
4) priorità, dopo la fine del periodo di sospensione, ai rifugiati appartenenti a minoranza religiose perseguitate.
5) eccezioni al bando sui rifugiati “caso per caso”, a discrezione del dipartimento di Stato e del ministero dell’Interno.
6) autorità locali e statali avranno un ruolo nella ricollocazione dei rifugiati.
7) sospensione per 90 giorni dell’ingresso delle persone provenienti da sette Paesi a maggioranza islamica (Siria, Libia, Iraq, Iran, Somalia, Yemen, Sudan). Nel mirino anche i possessori di Green card.
8) sviluppo di standard e procedure uniformi per controllare gli immigrati, come ad esempio le interviste personali o un database con i documenti di identità presentati dai richiedenti.
9) completamento veloce del sistema biometrico di tracciatura di ingressi e uscite dagli Usa.
10) sospensione del programma Visa interview Waiver, che consente a chi è ritenuto titolato il rinnovo del visto senza intervista personale.
11) pubblicazione ogni 180 giorni dei dati sui reati legati al terrorismo.