La Polizia di Modena ha arrestato il coordinatore nazionale del sindacato S.I. Cobas, Aldo Milani e un consulente sindacale, Danilo Piccinini, con l’accusa di estorsione aggravata e continuata nei confronti del gruppo di Sante Levoni, attivo nel settore della lavorazione delle carni. Gli uomini della squadra mobile hanno sorpreso, con una telecamera nascosta, il passaggio di una busta bianca da uno dei due esponenti della azienda (che era d’accordo con la Polizia), allo stesso Piccinini nel video seduto al tavolo a fianco a Milani.

Secondo l’accusa, i due indagati giovedì 26 gennaio avrebbero incassato 5mila euro di un totale che sarebbe stato pattuito, di 90mila euro. La somma di denaro sarebbe stata concordata per “calmierare” le attività di protesta e picchettaggio nei confronti delle aziende del gruppo. Proprio nei mesi scorsi c’erano state proteste e manifestazioni da parte dei lavoratori, per la perdita del lavoro da parte di una cinquantina di loro negli stabilimenti del gruppo in provincia di Modena. Proteste che erano state guidate dalla stessa sigla sindacale, culminate in un caso anche con scontri con la polizia in tenuta anti-sommossa.

Le indagini della squadra mobile di Modena, coordinate dal sostituto procuratore Claudia Natalini, erano partite lo scorso 13 gennaio, quando gli imprenditori hanno sporto denuncia segnalando che sarebbe stato in atto un tentativo estorsivo. “Si chiede del denaro in cambio di assicurare la pace sociale”, ha spiegato il procuratore di Modena Lucia Musti.

“Milani rigetta le accuse di estorsione e nega di avere mai preso dei soldi in questa vicenda e nell’ambito della sua attività di sindacalista”, ha detto Marina Prosperi, avvocato difensore di Milani, all’uscita dal carcere, dove avere fatto visita al suo assistito. Secondo la legale, Milani era lì per una normale trattativa sindacale: “Nel caso specifico si trattava di andare a definire la posizione dei licenziati e di quella che sarebbe stata la loro sorte, in questo momento in cui si trovano senza retribuzione né sostentamento”. Infine l’avvocato distingue la posizione del sindacalista dall’altro indagato: “Milani mi ha spiegato che Piccinini non fa parte del sindacato ed è l’unico a ricevere qualcosa (la bustina, come si vede dal video, ndr), in un contesto che poi verrà spiegato. L’audio del video aiuterà a chiarire anche il ruolo di questa persona in questa vicenda, un ruolo autonomo e distinto”.

Dopo l’udienza di convalida Milani ha ottenuto l’obbligo di dimora, Piccinini è ai domiciliari. Gli arresti sono comunque stati convalidati. Confidiamo di poter chiarire la vicenda in ogni suo aspetto nelle sedi opportune” , spiegano gli avvocati di Piccinini, Rita Cirignano e Matteo Mangolini. “Il nostro cliente si è sempre adoperato nell’interesse dei lavoratori, in linea con il ruolo assunto nella vicenda”.

A comunicare l’arresto di Milani era stato lo stesso sindacato S.I. Cobas in un comunicato pubblicato poco prima di mezzanotte del 26 gennaio. “Nel tardo pomeriggio di oggi il nostro coordinatore nazionale Aldo Milani è stato prelevato dalla polizia. È evidente – si legge nel comunicato – che ci troviamo di fronte a una escalation repressiva senza precedenti: lo stato dei padroni, non essendo riuscito a fermare con i licenziamenti, le minacce, le centinaia di denunce, i fogli di via, le manganellate e i lacrimogeni, una lotta che in questi anni ha scoperchiato la fogna dello sfruttamento nella logistica e il fitto sistema di collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e sistema delle cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato disturbare il manovratore”.

Poco dopo, intorno alle ore 1 e 30, sulla pagina facebook è comparsa una nuova nota della dirigenza nazionale, che spiegava come il Milani fosse “stato arrestato nel pieno mandato delle sue prerogative sindacali, a un tavolo di trattativa”.Fin dalla notte tra il 26 e il 27 ci sono stati picchetti di protesta e scioperi degli iscritti al S.I. Cobas in diverse parti del Nord Italia. Bologna, Milano,Peschiera Borromeo, Parma, Segrate. Nel pomeriggio poi una protesta si è tenuta anche di fronte al carcere di Modena. Il sindacato S.I. Cobas in questi anni è molto attivo sul fronte della logistica e del facchinaggio e molti dei suoi iscritti sono lavoratori stranieri, in gran parte nel nord Italia.

Intanto è arrivata la presa di distanza dei Cobas-Confederazione dei Comitati di base: “Non siamo in grado di pronunciare alcunché sulla vicenda e contiamo di ottenere prima possibile maggiori e più approfondite informazioni, augurandoci che gli arrestati siano in grado di smentire le accuse. Nel frattempo, però, invitiamo tutti i mezzi di informazione a evitare qualsiasi confusione tra i Cobas e il cosiddetto S.I. Cobas”, ha scritto in una nota Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas.

articolo aggiornato il 29 gennaio 2017