Debora Serracchiani, presidente della giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, esce allo scoperto e denuncia le minacce ricevute via web, con tanto di fotografie di pallottole, insulti pesanti e minacce di morte. Lo ha fatto postando le immagini su Facebook e scrivendo una dura presa di posizione contro l’utilizzo incivile dei social.

I proiettili riportano altrettante scritte con il pennarello. “È inutile” sul primo. “che scappi”. Poi: “morirai”. E per finire “stanco”. In coda c’è anche un’altra scritta, non meno minacciosa: “A calci in culo fino a Roma e poi sopprimerla”. E’ la stessa governatrice friulana a spiegare cosa è accaduto. Le foto erano finite, una settimana fa, su una pagina Facebook del consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, estraneo alla vicenda. Infatti si era subito preoccupato di cancellare tutto, ma ormai le immagini stavano già circolando in rete. Nel frattempo le indagini hanno identificato l’autore dei messaggi. Si tratta di un ex poliziotto che abita nella zona di Maniago, in provincia di Pordenone, identificato dalla Digos e ora indagato. Gli agenti gli hanno sequestrato il cellulare e un mitra giocattolo. Il suo difensore, l’avvocato Fabiano Filippin, ha manifestato l’intenzione dell’ex poliziotto di chiedere scusa per quanto fatto, dichiarandosi pentito.

Poiché la notizia è uscita sui giornali locali, Debora Serracchiani ha deciso di lanciare una reprimenda pubblica via Facebook contro “uno dei tanti post pieni d’odio che mi è stato segnalato nei giorni scorsi”. E riferendosi all’autore del gesto scrive: “Ognuno di noi può vivere momenti di difficoltà personale, lavorativa o emotiva. Ma sono convinta che espressioni di violenza, insulti e minacce non possano essere mai e in alcun modo accettabili”. Serracchiani è già sotto scorta da un anno a causa delle minacce ricevute come presidente della Regione e come vicesegretario del Partito Democratico. “Situazioni analoghe, che nulla hanno a che vedere con questo caso, hanno portato le forze dell’ordine alla decisione di assegnarmi una scorta. Ringrazio gli agenti per la loro professionalità che rende il tutto più tollerabile, ma comporta comunque una limitazione della libertà personale e della privacy. Chi pensa sia uno status symbol o un privilegio sbaglia di grosso”.

L’offerta di chiedere scusa da parte dell’ex poliziotto? “Ne prendo atto, restando convinta che spetti alla giustizia valutare se queste azioni abbiano o meno una rilevanza penale. Dal punto di vista personale, credo che il fatto di ricoprire un ruolo pubblico non debba rendere nessuno bersaglio di parole o immagini così inquietanti. Perché tali sono, e lasciano un segno: oltre a me li leggono mia madre, mio padre, i miei amici”. Serracchiani si rivolge anche agli utenti online. “Tocca a noi fermarci e riflettere su come rendere nuovamente i social network un luogo di dibattito, anche schietto e duro se si vuole, possibilmente costruttivo, sicuramente corretto e civile”.