“Diciamo le cose come stanno: la caduta di Renzi è stata costruita da lui stesso”. Massimo D’Alema parla da “vincitore” del referendum costituzionale e non risparmia critiche al segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, definendo i suoi quasi tre anni a Palazzo Chigi “un’esperienza di governo fallimentare“. L’occasione è un’intervista concessa al Corriere della Sera a firma di Aldo Cazzullo, in cui D’Alema critica a tutto campo l’ex Presidente del Consiglio: “Ormai è chiaro che con Renzi non vinceremo mai – sentenzia – so che ci porterebbe a perdere le elezioni. L’unica mano tesa è quella di Berlusconi, ma lui e il Pd non avranno i numeri per fare nessun governo”.

“È stato Renzi a imporre con tre voti di fiducia una legge elettorale incostituzionale, per poi dopo tre mesi considerarla anche sbagliata. È stato lui a impostare il referendum come un grande plebiscito sulla sua persona”, attacca D’Alema nella sua intervista al Corriere. Poi, aggiunge, “siamo stati tormentati per mesi da maître à penser secondo cui Renzi era insostituibile. Invece è arrivato Gentiloni e abbiamo avuto un presidente del Consiglio più garbato, più accettabile dagli italiani. E ne conosco altri, nel Pd e nel centrosinistra, in grado di svolgere efficacemente quel compito. Ripeto, nessuno è insostituibile. È un principio che a suo tempo ho applicato anche a me stesso”.

D’Alema spiana la strada alla proposta avanzata da Pier Luigi Bersani di “un giovane Prodi” come nuovo segretario del partito e un candidato del centrosinistra alla guida del Paese. Tutti tranne Renzi: “Non mi pare la persona adeguata – chiarisce il politico pugliese – tra lui e una parte del nostro mondo si è determinata una rottura sentimentale, difficilmente recuperabile. Lui insiste sui ballottaggi; ma oggi il Pd è un partito isolato”. Secondo D’Alema infatti “l’unica mano tesa è quella di Berlusconi, che ha bisogno del governo contro la scalata di Vivendi: do ut des. Ma non credo che la mano tesa di Berlusconi corrisponda al sentimento dell’elettorato di centrodestra”. E non crede neanche che un governo Pd-Forza Italia possa avere i numeri, “se la tendenza elettorale è quella che vedo”.

Cazzullo chiede a D’Alema se il governo Renzi sia stato davvero un “fallimento totale”. “Legga il rapporto del World Economic Forum – la risposta – su 30 Paesi industrializzati, l’Italia è quartultimo come crescita inclusiva, terzultimo come equità tra generazioni con trend in netto peggioramento negli ultimi due anni, per fare alcuni esempi”. “Renzi rivendica che il 91% degli elettori Pd l’ha sostenuto” è l’altra questione posta dal giornalista del Corriere. “Renzi dice tante cose che non hanno riscontro – attacca ancora D’Alema – in realtà, lui parla di elettori del Pd, mentre io parlo di elettori del centrosinistra, di cui una grande quota non vota più Pd”.

“L’82% dei giovani ha votato No; e un partito che ha contro 8 ragazzi su 10 non ha futuro” ricorda D’Alema riferendosi al referendum del 4 dicembre. “Anziché deprecare il populismo cercando di delegittimare i nostri competitori politici, dovremmo cercare di metterci in sintonia con il popolo”, è il commento sul Movimento 5 Stelle. “È vero che la Raggi sta pagando a caro prezzo i legami con gli ambienti della destra romana, ma la Appendino è considerata il miglior sindaco d’Italia. Tra i primi tre presidenti di Regione ci sono, insieme a Enrico Rossi, i due leghisti, Zaia e Maroni. Stiamo perdendo anche il primato del governo locale, da sempre nostro punto di forza”. Secondo D’Alema non si voterà “a giugno” e il sistema migliore per votare sarebbe “il ritorno al Mattarellum. Anche perché consentirebbe di ricostruire il centrosinistra a partire dai candidati nei collegi, scelti attraverso le primarie”. !Non so se ci sarà la forza per farlo, ma – conclude – almeno su questo sono d’accordo con Renzi”.